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Il piano Coca-Cola in Abruzzo

Il piano Coca-Cola in Abruzzo

La grande insegna a Pescara

C’era una bottiglia di vetro enorme sulla Tiburtina, all’ingresso dello stabilimento Coca-Cola di Pescara. Ci sono stata in gita scolastica, da bambina, e quella sagoma issata su un piedistallo triangolare mi è rimasta impressa più di qualsiasi cosa avessi visto dentro la fabbrica: nastri trasportatori, lattine che si riempivano a ritmo vertiginoso, l’odore dolciastro dello sciroppo. Quell’insegna era la prova che una bevanda quotidiana, quella che gustavi al mare con i tuoi amici, nasceva in un capannone a pochi chilometri da casa.

Quello stabilimento pescarese, ampliato negli anni Ottanta, ha chiuso i battenti nel 2011, una delle tante ristrutturazioni industriali che negli ultimi decenni hanno ridisegnato la geografia produttiva di Coca-Cola in Abruzzo. Oggi, tutto ciò che un tempo era distribuito su più siti, tra Pescara e Fara Filiorum Petri, si è concentrato a Oricola, in provincia dell’Aquila. E il motivo per cui è successo proprio qui non è solo industriale: è anche geografico.

Perché l’Abruzzo è lo snodo del Centro-Sud

Oricola si trova a pochi chilometri dal confine con il Lazio, lungo la direttrice che collega Roma al versante adriatico. È una posizione che, su una cartina della logistica distributiva italiana, vale più di molte rendite di posizione: da qui si raggiungono in poche ore il Lazio, le Marche, l’Umbria e buona parte del Sud, senza dover far viaggiare la merce da stabilimenti più a nord o più a sud.

È esattamente questo che Coca-Cola Hbc Italia ha deciso di sfruttare con gli oltre 18 milioni di euro investiti nel biennio 2025-2026 per ammodernare i sistemi produttivi di Oricola. Al centro ci sono due nuove linee lattine, entrate pienamente a regime con un investimento complessivo di 40 milioni di euro (42 milioni considerando l’intero periodo 2023-2025): una dedicata ai marchi storici The Coca-Cola Company, Coca-Cola, Fanta e Sprite, l’altra interamente riservata a Monster, con 37 ricette e oltre 80 referenze diverse, la prima volta che l’azienda produce energy drink in Italia.

Avere un polo lattine unico per il Centro Italia, invece di far arrivare il formato da altri stabilimenti sul territorio nazionale, ha un effetto diretto e misurabile: circa 240.000 chilometri di percorrenza evitati, con la relativa riduzione delle emissioni. È il tipo di efficienza che si vede solo quando si guarda alla filiera nel suo complesso, non alla singola fabbrica: un impianto ben posizionato non produce soltanto di più, ma fa viaggiare di meno.

La sostenibilità entra in fabbrica

L’altro asse dell’investimento riguarda l’impatto ambientale diretto dello stabilimento. A Oricola è stato introdotto un sistema di recupero dell’acqua di controlavaggio dei filtri a carbone, che ha permesso di risparmiare quasi 5,5 milioni di litri d’acqua, con una previsione di superare i 9 milioni di litri nel 2026. Non è un caso isolato: nello stesso stabilimento, come a Nogara, Coca-Cola Hbc Italia sta estendendo le tecnologie di recupero idrico, mentre a livello di gruppo il 100% delle acque reflue viene trattato prima di tornare nel territorio.

Il quadro si inserisce in un impegno più ampio, raccontato nella 22ª edizione del Rapporto di Sostenibilità dell’azienda, revisionato da Deloitte & Touche secondo gli standard Gri: nel 2025 il 100% dell’energia elettrica acquistata dalla rete da Coca-Cola Hbc Italia proviene da fonti rinnovabili, e dal 2023 tutte le bottiglie in plastica del portafoglio sono realizzate con il 100% di pet riciclato (esclusi tappo ed etichetta). Oricola, in questo senso, non è un caso isolato di efficientamento ma un tassello di una strategia industriale che lega risparmio idrico, energia pulita ed economia circolare in ogni stabilimento italiano.

«Il nostro obiettivo è rendere lo stabilimento sempre più efficiente abbattendo progressivamente i consumi idrici ed energetici», ha dichiarato Giuseppe Giovane, direttore dello stabilimento di Oricola, sottolineando come questi investimenti guidino ogni scelta produttiva, dalla qualità delle operazioni alla sicurezza delle persone.

Un moltiplicatore da 8 posti di lavoro

C’è poi la parte che riguarda il territorio nel suo complesso. Uno studio dell’Università Bocconi ha calcolato che gli investimenti di Coca-Cola in Abruzzo hanno attivato quasi 2000 posti di lavoro: per ogni dipendente diretto se ne generano quasi 8 nella filiera regionale, tra fornitori, logistica e indotto. L’impatto economico complessivo nel 2024 è stato stimato in quasi 50 milioni di euro, lo 0,1% del Pil abruzzese.

Sono numeri che spiegano perché la scelta logistica di puntare su un unico polo produttivo abruzzese, invece di consolidare altrove, non sia solo una decisione industriale interna: è una notizia che riguarda l’economia di un intero territorio, in una regione dove la manifattura alimentare pesa più che altrove.

Cosa resta della bottiglia sulla Tiburtina

Quella bottiglia gigante non c’è più, o almeno non l’ho più vista negli anni in cui sono passata per quella strada. Ma il filo che lega quella gita scolastica agli annunci di oggi su Oricola è più diretto di quanto sembri: la stessa azienda, lo stesso territorio, una produzione che si è spostata e concentrata invece di sparire, seguendo semplicemente la logica di chi ha capito che l’Abruzzo, per la sua posizione, può servire da qui un pezzo enorme di Italia.

Non è un caso isolato. Ne avevo scritto a proposito del made in Italy che si fa presenza, quando De Cecco ha aperto il suo primo store proprio a Pescara: anche in quel caso un brand storico ha scelto l’Abruzzo per raccontare al pubblico un radicamento territoriale che altrove sarebbe più difficile da rendere credibile. Lo stesso vale per il nuovo marketing dei vini e il caso Citra: territorio, filiera produttiva e comunicazione che si intrecciano sempre di più, con l’Abruzzo che smette di essere solo un luogo di produzione a basso profilo e diventa un asset strategico da comunicare.

E se si parla di marchi che restano nella memoria personale per sempre, vale anche per Coca-Cola quanto avevo scritto per Alfa Romeo, un mito di famiglia, o quanto avevo citato nel piccolo spazio pubblicità dedicato a Carosello, dove proprio gli spot Coca-Cola comparivano tra quelli capaci di restare impressi per decenni, molto più dei sei secondi di oggi.

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