Content Benefit

Content Strategy | UX Writing | Content Design | Globalization | Communications

Guida autonoma, il mio sogno

Guida autonoma, il mio sogno

Lo confesso subito: sono una pessima conducente. A malapena porto in giro la mia Citroën Ami, un quadriciclo che raggiunge i 45 all’ora, e con quella sono riuscita a fare un incidente stupidissimo, perché lo sportello si è spalancato all’improvviso. Il resto lo ha fatto il post-vendita, con mesi di attesa per i ricambi. Per questo, quando leggo di robotaxi e auto a guida autonoma, non provo ansia ma una specie di speranza: è il mio sogno nel cassetto, e spero un giorno di averne una tutta mia.

La notizia che mi ha fatto tornare a sognare arriva dalla Svizzera, e l’ho trovata su un giornale online di Como, a due passi dal confine.

Robotaxi in Svizzera: a Zurigo si parla di fine dei tassisti

Il presidente dell’associazione dei tassisti zurighesi, George Botonakis, ha dichiarato alla NZZ che entro cinque anni l’80% della categoria non ci sarà più. Nel Canton Zurigo lavorano circa 5.500 tassisti, quindi la previsione riguarda migliaia di persone. L’intervista è stata ripresa da Tio.ch e da ComoZero, che ha messo in fila i segnali di questa accelerazione.

Il primo è Waymo, la società di Alphabet (il gruppo di Google) che negli Stati Uniti domina il settore: ha aperto un presidio a Zurigo, anche se non offre ancora corse commerciali in territorio elvetico. Il secondo è un progetto pilota partito a settembre a Otelfingen, nel Canton Zurigo, promosso dalle FFS insieme ai Cantoni Zurigo e Argovia. I veicoli si prenotano con un’app e costano 4,70 franchi alla partenza più 38 centesimi al chilometro. Per adesso al volante siede ancora un operatore di sicurezza.

Uber e WeRide puntano sulla regione di Zurigo

Il terzo segnale porta il nome di Uber. A giugno 2026 la piattaforma e la cinese WeRide hanno annunciato un servizio commerciale di robotaxi nella Greater Zurich Region, il loro secondo debutto europeo dopo Madrid. Le corse si prenoteranno dall’app di Uber, previa approvazione dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). WeRide ha già ottenuto a novembre 2025 un permesso per la circolazione senza conducente nella regione del Furttal, mentre la gestione quotidiana della flotta è affidata a Rydera, un operatore locale di mobilità e logistica.

L’idea è crescere per tappe, fino ad arrivare a corse completamente prive di autista nelle aree urbane centrali. Zurigo è la quinta delle quindici città previste dall’accordo globale tra le due società.

Le regole svizzere sulla guida automatizzata dal 1° marzo 2025

Se la Svizzera può muoversi così in fretta, il merito è anche di Berna. Dal 1° marzo 2025 è in vigore l’ordinanza sulla guida automatizzata, che consente tre utilizzi:

  • il pilota autostradale di livello 3, con cui l’auto guida da sola in autostrada e chi siede al posto di guida deve solo essere pronto a riprendere il controllo;
  • i veicoli senza conducente, ammessi su percorsi autorizzati dai Cantoni e sorvegliati da operatori;
  • il parcheggio automatizzato, solo in aree separate dal traffico e approvate dalle autorità.

La base giuridica sono gli articoli 25a-25g della legge sulla circolazione stradale, che permettono al Consiglio federale di ammettere i livelli 3 e 4. Le istruzioni dell’USTRA per autorizzare i veicoli privi di autista sono operative dal 1° gennaio 2026. Sul fronte assicurativo, risponde dei danni il detentore del veicolo, e la sua compagnia può rivalersi sul costruttore del sistema. A bordo deve esserci una scatola nera che registra i dati.

Non tutti però sono soddisfatti. La sindaca di Otelfingen, Barbara Schaffner, vede nella mobilità autonoma un’opportunità per i paesi serviti da poche corse, ma rimprovera alla Confederazione di non avere una visione.

Cosa dicono i dati sulla sicurezza dei robotaxi

Chi teme le auto senza pilota tende a immaginarle come proiettili impazziti. I numeri raccontano altro, almeno quelli disponibili. Waymo ha superato i 220 milioni di miglia percorse senza nessuno al volante fino a marzo 2026 e, rispetto a un riferimento umano sulle stesse strade di Phoenix, San Francisco, Los Angeles e Austin, dichiara il 94% in meno di incidenti con feriti gravi o vittime e l’82% in meno di scontri con feriti.

Va detto con chiarezza che si tratta di dati dell’azienda, costruiti su un confronto modellato e non su una sfida diretta. Una conferma esterna è arrivata però dal riassicuratore Swiss Re, che ha analizzato 25,3 milioni di miglia di Waymo confrontandole con oltre 500.000 sinistri e più di 200 miliardi di miglia guidate da persone. Il risultato: l’88% in meno di richieste di risarcimento per danni materiali e il 92% in meno per lesioni personali. Anche rispetto alle auto più recenti con sistemi di assistenza alla guida, il vantaggio resta sopra l’85%.

Per chi, come me, ha fatto un incidente perché si è aperta una portiera, sono cifre che parlano da sole.

Gli intoppi americani: scuolabus e inversioni vietate

Il quadro però ha anche delle ombre. Il distretto scolastico di Austin, in Texas, ha documentato 19 casi di veicoli Waymo che hanno superato scuolabus fermi, in un caso mentre uno studente stava ancora attraversando. Nessuno si è fatto male, ma l’agenzia federale per la sicurezza stradale NHTSA ha aperto un’indagine e a dicembre 2025 l’azienda ha richiamato il software.

C’è poi l’episodio che ha fatto il giro del web. A San Bruno, in California, durante un controllo antialcol, una Waymo ha fatto un’inversione a U vietata proprio davanti alla polizia. Gli agenti l’hanno fermata ma non hanno potuto multarla, perché la legge prevedeva sanzioni solo per conducenti in carne e ossa. Sui social la polizia ha scherzato: «Our citation books don’t have a box for ‘robot’». Nel solo anno precedente Waymo aveva accumulato 589 multe per divieto di sosta, ma per le infrazioni di guida il vuoto era totale.

Chi riceve la multa se al volante non c’è nessuno

Per colmare quel vuoto la California ha approvato la legge AB 1777, in vigore dal 1° luglio 2026. La polizia ora può contestare le infrazioni ai produttori con un “avviso di non conformità”, che l’azienda deve comunicare alla motorizzazione statale (DMV). Le società devono anche garantire ai soccorritori una linea telefonica prioritaria attiva giorno e notte, un sistema di comunicazione bidirezionale con gli operatori remoti e la possibilità di ricevere un ordine digitale di “geofence”: entro due minuti il veicolo deve deviare o lasciare la zona di un’emergenza.

La norma non fissa sanzioni economiche e lascia al DMV la decisione su come gli avvisi incidano sui permessi. Il sindacato Teamsters l’ha criticata come un trattamento di favore. In Arizona e in Texas, invece, la polizia può già multare i robotaxi.

In Italia il codice della strada pensa ancora a un conducente umano

E da noi? Il nostro codice della strada è costruito attorno a una persona che guida, e l’unica apertura concreta resta il decreto Smart Road del 2018, che permette sperimentazioni su strada solo dietro autorizzazione, caso per caso, a costruttori, università ed enti di ricerca.

Qualcosa si muove. Una sessantina di sindaci, tra cui quelli di Milano, Torino e Genova, ha aderito alla rete europea per le sperimentazioni, e a giugno 2026 l’Italia è stata tra i 18 governi europei che hanno firmato una dichiarazione d’intenti per test transfrontalieri di veicoli senza conducente. Federtrasporto parla però di «ostacoli legislativi significativi» e ricorda che circa il 90% degli incidenti nasce da errori umani.

I dati di casa nostra confermano il punto. Secondo il rapporto ACI-Istat, nel 2025 le vittime della strada sono scese sotto quota 3.000 per la prima volta dopo la pandemia, ma gli incidenti sono aumentati del 2,2%. Distrazione al volante (con lo smartphone in testa), mancata precedenza e velocità eccessiva causano insieme più di quattro sinistri su dieci. Sono proprio i comportamenti che un sistema automatico non conosce: non legge le notifiche, non ha fretta, non si distrae.

Europa: Zagabria, Londra e il conto economico

Il primo servizio commerciale dell’Unione è partito a Zagabria, dove la startup croata Verne usa SUV elettrici con software Pony.ai, prenotabili ancora una volta via Uber, su un’area di 90 chilometri quadrati tra centro e aeroporto. A Londra Wayve e Uber hanno annunciato un servizio con operatore di sicurezza a bordo, alle stesse tariffe di una corsa normale.

Le previsioni di Boston Consulting Group parlano di oltre un milione di robotaxi nel mondo entro il 2035, di cui circa 120.000 in Europa. Restano da sciogliere i costi: aprire una nuova città richiede tra 15 e 30 milioni di dollari e fino a due anni di pratiche, e per andare in pari servono flotte da 15.000-20.000 mezzi. Le stradine medievali, i tanti utenti vulnerabili e le regole assicurative rigide spiegano perché l’Italia venga descritta come un mercato in attesa.

Tassisti, autisti e operatori da remoto

E chi oggi guida un taxi? Una delle ipotesi è trasformarlo in un operatore che sorveglia da remoto flotte e minibus automatizzati. Botonakis è scettico: chi ama girare per la città, sostiene, ha un profilo diverso da chi passa la giornata davanti a dieci monitor, e solo una piccola parte riuscirà ad adattarsi. Per il resto della categoria l’articolo di ComoZero indica la strada del servizio personalizzato, dell’assistenza e del segmento di lusso: se sparisce il tassista, resta l’autista.

È una transizione delicata, simile a quella che ho raccontato parlando di BYD e delle auto cinesi, dove il mercato si sposta più velocemente di chi ci lavora. E il software per auto è diventato un terreno di reinvenzione anche per marchi storici, come BlackBerry con QNX.

Perché aspetto lo stesso la mia auto autonoma

Capisco i timori dei tassisti e non sottovaluto gli scuolabus di Austin. Eppure, guardando i numeri, mi sembra difficile sostenere che un essere umano distratto sia più affidabile di un sistema che vede a 360 gradi e non guarda il telefono. Sulle strade italiane, dove ho già raccontato quanto siano pericolose le fat bike truccate, un po’ di prevedibilità farebbe comodo a tutti.

Nel frattempo continuo a spostarmi con la mia Ami, con prudenza e qualche preghiera. Ma il giorno in cui potrò salire su un’auto, dire dove voglio andare e mettermi a leggere, sarò in prima fila. Possibilmente con lo sportello ben chiuso.

Risorse correlate