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Porta a porta, buste al vento

Porta a porta, buste al vento

Come funziona il conferimento dei rifiuti a Pescara

A Portanuova, il quartiere di Pescara dove sono cresciuta e dove ho ancora casa, il calendario di Ambiente SpA divide il territorio in area nord e area sud. L’organico esce tre volte a settimana nel mastello marrone. Tutto il resto viaggia dentro sacchi appoggiati sul selciato: plastica e lattine un giorno, carta un altro, secco residuo un altro ancora, ciascuna frazione con una sola uscita settimanale. L’esposizione va fatta fra le 21 e le 24, il vetro si porta alle campane con la tessera magnetica. Di contenitori rigidi, da noi, ne circola uno soltanto, quello dell’umido. Per il resto, buste.

Perché una busta sul marciapiede non regge il meteo

Chi vive sull’Adriatico conosce il peso del vento, che da queste parti arriva forte e con una certa regolarità. Basta una serata di libeccio e i sacchetti gialli rotolano lungo la strada, si aprono contro i pali, lasciano una scia di bottiglie schiacciate fino all’incrocio. Con la pioggia va anche peggio: la carta si sfalda, il sacchetto marcisce, il contenuto finisce sull’asfalto e ci resta. Alla fine il risultato somiglia parecchio a quello che il sistema avrebbe dovuto eliminare, con la differenza che prima la spazzatura stava chiusa dentro un cassonetto e adesso sta sparsa in mezzo alla carreggiata.

Viene spontaneo chiedersi se i vecchi contenitori stradali fossero davvero il male assoluto. Non erano belli, d’accordo, ed erano un invito all’abbandono selvaggio. Però tenevano la gran parte dei rifiuti all’interno, e chi tornava alle undici di sera dopo un turno non doveva pianificare la propria settimana intorno al giorno della plastica.

L’abitazione che si trasforma in deposito

Una raccolta settimanale per frazione significa che l’imballaggio di un elettrodomestico, i vassoi delle feste, le bottiglie di bibite di una cena fra amici restano in casa per sette giorni. Se poi capita un imprevisto, una partenza, una dimenticanza, il conto sale a quattordici. In una seconda casa, dove si va a periodi alterni, la matematica diventa surreale: si arriva, si producono scarti, si riparte prima del giorno buono e si lascia il sacchetto in attesa del ritorno.

L’effetto collaterale lo noto sulle mie abitudini di acquisto. Da quando ogni oggetto porta con sé la domanda “e questo poi dove lo metto”, ho smesso di comprare cose che prima prendevo senza pensarci. In teoria sarebbe un guadagno ambientale. In pratica nasce da una scocciatura più che da una conversione, e un comportamento virtuoso costruito sulla fatica quotidiana difficilmente dura. Sul peso crescente degli imballaggi avevo già scritto a proposito delle capsule del caffè diventate rifiuto di imballaggio e dei fardelli d’acqua in via di sparizione.

Mancati prelievi, cumuli e topi: le voci dei residenti

Il malcontento a Pescara non nasce da qualche brontolone isolato. L’associazione Insieme per Pescara ha definito il modello “un fallimento totale”, denunciando marciapiedi ostaggio della spazzatura e odori davanti a scuole e negozi, e ha convocato un’assemblea pubblica a giugno. Il movimento di Domenico Pettinari parla di emergenza per il decoro e stima che gli operatori arrivino a circa 800 prese giornaliere contro un massimale di 400, con un ordine del giorno bocciato dalla maggioranza. Il Movimento 5 Stelle e l’ACU hanno promosso una raccolta firme contro l’estensione al centro, citando fra le ragioni un aumento della Tari.

Le cronache locali raccontano il resto: zone dove i mastelli sono stati consegnati dopo la rimozione dei cassonetti, code ai punti di ritiro in piazza dei Grue, segnalazioni di roditori fra via Tavo e via Giardino e nella zona del Conservatorio. In periferia i passaggi saltati sono frequenti, e ogni salto lascia in strada un sacchetto che nessuno verrà a riprendere prima della settimana successiva.

Cosa dicono davvero gli studi sul modello domiciliare

Qui serve onestà, anche quando i dati non confermano l’irritazione di chi scrive. Un white paper firmato da ARS Ambiente e IFEL per DNA Ambiente, uscito su GSA Igiene Urbana alla fine del 2025, ha incrociato i dati ISPRA del Catasto rifiuti con il database CONAI: il sistema domiciliare risulta mediamente più efficiente dei contenitori ad accesso controllato, con uno scarto sui costi operativi per punto percentuale di differenziata fra il 25 e il 30%. Con la tariffazione puntuale supera l’83% di intercettazione. Il metodo funziona, insomma, e lo adottano oltre cinquemila comuni italiani.

Il punto è un altro: quei numeri misurano la percentuale raccolta, non la vivibilità di una via. E Pescara, che nel 2023 si fermava al 48,1% contro il 64,6% regionale, mostra che la sola adozione del porta a porta non garantisce il risultato. Fra Teramo al 72% e il capoluogo adriatico corrono oltre venti punti di distanza, con lo stesso principio applicato in modi diversi.

Pesaro smonta il porta a porta e resta al 73%

Il caso più istruttivo si trova nelle Marche. Pesaro, che il 73% di differenziata l’ha già raggiunto, ha deciso di archiviare il domiciliare entro il 2030 e di sostituirlo con isole informatizzate accessibili con tessera: dalle 23 batterie iniziali si passerà a 42, con migliaia di utenze coinvolte e nessun aumento di costi annunciato. Le motivazioni del sindaco Biancani sono decoro urbano, qualità del materiale intercettato, tracciabilità in tempo reale e libertà di orario per chi conferisce.

C’è una coerenza involontaria anche a Pescara, e parte proprio da Portanuova. Nel parcheggio fra viale Pepe e il lungomare Colombo, dal maggio 2024, funziona un’eco-isola informatizzata: si apre con la Eco-card già consegnata a chi fa il domiciliare, accoglie multimateriale, carta e secco residuo, e resta accessibile sette giorni su sette, ventiquattro ore su ventiquattro. Per l’area pedonale del centro il Comune ha previsto sei impianti dello stesso tipo, accanto alle batterie di campane interrate di piazza Sacro Cuore.

Il paradosso sta nelle proporzioni. Un presidio solo copre un quartiere intero, non accetta né organico né vetro, e per raggiungerlo bisogna incamminarsi con i sacchi in mano. Moltiplicarlo, con una postazione ogni poche centinaia di metri, significherebbe fare a Portanuova quello che Pesaro ha programmato per l’intera città.

Il modello milanese e le isole condominiali

A Milano, dove vivo, la differenziata si attesta intorno al 63% e la città si colloca fra le prime tre in Europa sopra il milione di abitanti. Il meccanismo è semplice: ogni condominio ha i propri bidoni nel cortile, ci si conferisce quando fa comodo, e nel giorno stabilito qualcuno li porta in strada. Quel qualcuno, nel mio caso, è la ditta delle pulizie scale, che paghiamo anche per questo. L’efficienza è alta perché il sistema assorbe gli imprevisti della vita quotidiana invece di punirli.

Interrati, sistemi pneumatici e cassonetti che pesano

Fuori dai confini nazionali le soluzioni abbondano. Un rapporto di ACR+ del marzo 2025 ha messo a confronto Anversa, Porto, Rotterdam, Firenze, Amburgo e Barcellona sull’uso di contenitori interrati e aree di conferimento attrezzate, valutando organizzazione, rendimento, pulizia e risparmi. Stoccolma e Barcellona usano condotte pneumatiche che aspirano gli scarti sottoterra e liberano completamente lo spazio pubblico. Seul, con i bidoni RFID che pesano l’organico e addebitano il conferimento al grammo, ha costruito una delle filiere alimentari più virtuose al mondo, al punto da premiare con punti convertibili le famiglie che riducono la quantità prodotta.

Lubiana merita una postilla, perché è la prima capitale europea a dichiararsi zero waste con il 61% di differenziata e 121 chili di residuo per abitante contro una media continentale di 285, e ci è arrivata proprio con la raccolta domiciliare affiancata da punti di conferimento nei nodi densi. La lezione, quindi, riguarda la scelta dello strumento adatto a ogni tessuto urbano, più che la condanna di un metodo in sé.

Differenziare resta un dovere, il sistema va scelto

Separare gli scarti è una responsabilità civile su cui non ho dubbi, e chi legge questo blog sa quanto mi stiano a cuore le questioni ambientali e le vicende abruzzesi. Quello che mi convince poco è la traduzione operativa scelta per la mia zona: sacchi leggeri in una città ventosa, un solo passaggio settimanale per tre frazioni su cinque, nessuna flessibilità per chi lavora su turni, viaggia o assiste un familiare.

Le alternative esistono, danno risultati, e una è già in servizio a pochi minuti da casa mia, in fondo a viale Pepe. Occorre una soluzione versatile e di facile fruizione, senza dover trasformare il marciapiede in un deposito e l’appartamento in una succursale della discarica.

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