Ho letto su Milano Città Stato un pezzo che raccontava di sdraio e ombrelloni deserti lungo le coste italiane, nel pieno dell’alta stagione. Mi sono ritrovata a pensare alla mia estate, quella che passo nella città dove sono nata, in Abruzzo, dove ho comprato un piccolo appartamento con l’idea di trascorrerci la vecchiaia, se la vita lo concederà. Quest’anno, guardando le file di sdraio del mio stabilimento, ho notato qualcosa che quei numeri confermavano: meno gente, parecchia meno.
Meno bagnanti sotto gli ombrelloni di quest’estate
L’articolo parlava di gestori della riviera romagnola con presenze inferiori del 15-20% rispetto al 2025, mentre gli hotel della zona tenevano bene. In Abruzzo, secondo Federalberghi-Confcommercio, la stagione dovrebbe chiudere in linea con l’anno scorso. Eppure, dalla mia postazione, la sensazione è diversa: file più corte, ombrelloni vuoti anche a Ferragosto, un silenzio che un tempo non c’era. Su TikTok, tra l’altro, mi sono imbattuta in diversi video girati a Roseto degli Abruzzi che mostravano proprio questo: un lungomare semivuoto in pieno agosto, con i commenti di gente sorpresa, come me. Magari sono solo più attenta, o forse ho iniziato a contare i lettini vuoti per noia. Resta il fatto che qualcosa, sul litorale, si sta muovendo.
Il conto salato della postazione condivisa con gli amici
Una spiegazione arriva dai prezzi. Secondo un’indagine di Altroconsumo condotta in primavera, le tariffe di ombrelloni e lettini sono salite in media del 6% rispetto al 2025 e del 24% negli ultimi cinque anni, con punte del 16% in alcune località. Io me la cavo dividendo la palma con degli amici, così l’abbonamento stagionale pesa meno sul portafoglio, ma capisco chi rinuncia. Passare una settimana al mare non dovrebbe richiedere lo stesso budget di un volo oltreoceano.
Solo il 10% di spiaggia libera: il caso Pescara
C’è poi un tema che mi sta a cuore più degli altri: la scarsità di arenile libero, in particolare quello dunale, che in Abruzzo dovrebbe essere valorizzato molto di più. A Pescara la situazione si è complicata: un emendamento al Milleproroghe regionale consente ai comuni costieri sopra i 70mila abitanti di ridurre la quota minima di litorale gratuito dal 20% al 10%. Pescara, con i suoi 118mila residenti, è l’unica città che rientra nel requisito, e la novità ha fatto discutere associazioni ambientaliste come il Forum H2O, che parlano di norma discriminatoria in vista delle gare europee sulle concessioni balneari previste per il 2027. Io la vivo semplicemente da bagnante: vorrei più tratti di riva libera e naturale, senza dover per forza affittare una postazione per godermi un bagno.
Quando andare al mare diventa un obbligo quotidiano
C’è anche un cambiamento nelle abitudini, il mio compreso. Non amo andare in spiaggia tutti i giorni: diventa quasi un turno d’ufficio, con l’orario da rispettare e la routine che si ripete uguale. Non sono l’unica a pensarla così. Secondo gli operatori turistici abruzzesi, i villeggianti riducono la durata dei singoli soggiorni ma moltiplicano le partenze durante l’estate, e le mete culturali o i borghi storici tengono meglio del turismo balneare tradizionale. Anche a livello nazionale, chi alloggia in hotel sceglie sempre più spesso la piscina, una gita nell’entroterra o una visita culturale al posto di ore fisse sotto l’ombrellone.
Montagne e borghi a pochi minuti dalla costa
Ed è qui che l’Abruzzo avrebbe una carta enorme da giocare, che però resta largamente inespressa. Bastano pochi minuti d’auto dal litorale per trovare un patrimonio che non ha nulla a che fare con il mare: non sono una da scarpinate, i sentieri di montagna non fanno per me, ma un borgo come Castel del Monte mi conquista ogni volta, così come Santo Stefano di Sessanio, con le sue pietre che sembrano ferme al Medioevo. E poi c’è Campo Imperatore, dove svetta l’albergo diventato prigione di Mussolini nel ’43, ora finalmente al centro di un cantiere di ristrutturazione dopo anni di abbandono: un luogo perfetto per la mia passione per l’urbex, quella voglia di esplorare posti dismessi e carichi di storia, coltivata negli anni solo a tratti, come quella volta in cui sono andata a Frattura Vecchia, la frazione di Scanno abbandonata dopo il terremoto del 1915: si raggiunge da una strada sterrata vicino al lago, e tra le case si intravedono ancora vecchi mobili, lasciati lì come in un tempo sospeso. Ne avevo già parlato a proposito de il piano Coca-Cola in Abruzzo, un investimento che punta proprio sulla visibilità del territorio, e il tema torna anche in un pezzo che ho scritto su la digitalizzazione del turismo, utile pure per far conoscere l’entroterra a chi arriva pensando solo al mare. Raccontare meglio queste zone non farebbe concorrenza alla costa, la completerebbe.
Un modello da ripensare, non da rimpiangere
Tornando alla domanda del titolo dell’articolo che ha fatto scattare questa riflessione: non credo che il modello degli stabilimenti a pagamento sia finito, ma di sicuro sta cambiando pelle. Prezzi più equi, più spazio libero sulla sabbia e un’offerta che guardi anche oltre la riva potrebbero restituire senso a un’estate che, almeno per me, non deve trasformarsi in un’estensione della quotidianità professionale. Ecco perché l’Abruzzo, al di là del mio natio borgo selvaggio (Ortona a mare, Ndr), non mi stancherà mai.
Risorse correlate
- Sdraio e ombrelloni deserti: è la fine del modello «tutto italiano» delle spiagge a pagamento?, Milano Città Stato.
- Stabilimenti balneari, prezzi ancora in aumento: rincari fino al 16%, Altroconsumo.
- Pescara può avere solo il 10% di spiagge libere, nel Milleproroghe norma ad hoc, rischio impugnazione, AbruzzoWeb.
- Estate 2026: la stagione nata sotto buoni auspici ma il turismo balneare deve rinnovarsi, Cityrumors Abruzzo.
- L’hotel di Campo Imperatore rinasce: via ai lavori per un futuro da resort di lusso, Rete8.

