Scroll infinito al tramonto: i creator si spostano nelle community private
Il tramonto dello scroll infinito è una previsione che negli ultimi mesi circola sempre più spesso tra chi si occupa di social e creator economy. Il motivo, a mio avviso, sta negli algoritmi. Le piattaforme li ottimizzano sempre meno per mostrare i contenuti a follower e community, e sempre più per un pubblico vastissimo e indistinto, dove accanto alle persone si muovono bot, agenti AI e macchine. In un flusso del genere, la voce di chi crea rischia di perdersi tra milioni di contenuti sintetici e visualizzazioni automatiche.
Bot e agenti AI hanno superato il traffico umano
I numeri danno un’idea della scala. Secondo il Bad Bot Report 2025 di Imperva (Thales), già nel 2024 il 51% del traffico web era generato da bot, per la prima volta in dieci anni, e quelli malevoli da soli valevano il 37%. Quest’anno Cloudflare, che fa da filtro a oltre il 20% del web, ha registrato il sorpasso del traffico automatizzato su quello umano. A fine settembre il CEO Matthew Prince ha detto a The Verge che entro cinque anni le macchine potrebbero generare mille volte il traffico delle persone, mentre quello umano resterà più o meno stabile.
Sui social l’effetto è doppio: aumentano i contenuti prodotti dall’AI e aumentano gli account automatici che li guardano, li commentano e li rilanciano. Visualizzazioni e like, le metriche su cui si regge il feed, diventano un indizio sempre meno affidabile della presenza umana.
Instagram ammette che il feed è morto
A dirlo apertamente è stato Adam Mosseri, capo di Instagram, nella riflessione pubblicata a fine 2025. Secondo Mosseri il feed di foto curate è morto: le persone hanno smesso da anni di condividervi momenti personali, e oggi foto e video viaggiano soprattutto nei messaggi diretti, tra immagini mosse e scatti poco lusinghieri. Nello stesso testo prevede che i contenuti creati dall’AI supereranno presto quelli catturati con una fotocamera e che l’autenticità diventerà una risorsa scarsa. La sua ricetta: etichettare l’AI, ma soprattutto certificare all’origine i contenuti reali e mostrare segnali di credibilità su chi pubblica.
Mi colpisce che a spostare il baricentro dal feed alle conversazioni sia proprio il responsabile di una delle app più “scrollabili” al mondo. Ne avevo già parlato in Posting zero, social come la TV: da utenti siamo diventati spettatori, e chi vuole ancora esprimersi lo fa altrove.
Anche l’Unione europea mette sotto accusa lo scroll infinito
Al declino del feed contribuiscono anche le regole. A febbraio 2026 la Commissione europea ha concluso, in via preliminare, che TikTok viola il Digital Services Act con il suo design che crea dipendenza: scroll infinito, autoplay, notifiche push e un sistema di raccomandazione altamente personalizzato. Per Bruxelles timer e controlli parentali non bastano, e andrebbe cambiata l’architettura stessa del servizio, a partire proprio da quel flusso di contenuti che non si esaurisce mai. Il tema è vicino a quello di Il design del silenzio, dove raccontavo i team di prodotto che riprogettano badge e notifiche per alleggerire il carico cognitivo.
Canali broadcast e community private: i nuovi spazi di fiducia
Se il feed diventa una piazza affollata di macchine, i creator cercano spazi più raccolti. Instagram ha introdotto i canali broadcast nel 2023, e TikTok ha cominciato a testare uno strumento simile, i “bulletin boards”. Con questi canali brand e creator inviano aggiornamenti e retroscena direttamente a chi sceglie di iscriversi. Accanto a questi strumenti crescono newsletter, gruppi chiusi, canali Telegram e WhatsApp, server Discord: luoghi con meno pubblico ma più ascolto, dove le persone si rapportano da vicino e si confermano a vicenda di non essere bot.
Per chi fa comunicazione la prospettiva si ribalta. La portata pesa meno, la relazione molto di più: poche centinaia di lettori attenti valgono più di migliaia di visualizzazioni di cui nessuno conosce l’origine.
Su TikTok e su Vinted ho già scelto le cerchie ristrette
Io questa migrazione l’ho già fatta, quasi senza accorgermene. Su TikTok mi sono iscritta ai canali privati dei miei creator preferiti, dove trovo un tono più confidenziale, lontano dal rumore del feed. Su Vinted, invece, chatto con chi compra i miei articoli e do a quegli scambi un valore relazionale e amichevole vero, che va oltre taglie e spedizioni.
Come raccontavo in Solitudine, l’AI ci guadagna, con una macchina non riesco ad avere una vera interazione: tutto mi sembra troppo sintetico e veloce. Questi salotti digitali funzionano perché dall’altra parte c’è qualcuno che risponde con i suoi tempi, le sue imperfezioni e la sua voce.
Risorse correlate
- Bots now account for over half of all internet traffic, TechRadar (Imperva Bad Bot Report 2025)
- Cloudflare’s Prince tells The Verge bots could be 1,000x human traffic, The Next Web
- Adam Mosseri suggests highlighting ‘real media’ rather than AI content on social media, BetaNews
- European Commission says TikTok’s addictive design breaches DSA, Society for Computers & Law
- TikTok is testing its own version of Instagram’s ‘broadcast channels’, TechCrunch

