Toolbelt Generation: perché la Gen Z torna ai lavori manuali
La Toolbelt Generation, cioè la “generazione della cintura degli attrezzi”, è il soprannome che negli Stati Uniti hanno dato ai ragazzi della Gen Z che rinunciano all’ufficio per iscriversi a corsi di idraulica, saldatura, falegnameria ed elettrotecnica. Ne ha parlato di recente anche Panorama, e l’articolo mi è arrivato nel momento giusto, perché a casa nostra la scuola superiore è diventata l’argomento fisso della cena.
Mio figlio vorrebbe fare il liceo scientifico. Per carità, va benissimo: è una scuola seria, apre parecchie porte e non ho alcuna intenzione di fargli cambiare idea a colpi di statistiche. Però sia io sia suo padre gli abbiamo detto la stessa cosa, ciascuno a modo suo: i lavori manuali qualificati sono sempre più ricercati, difficili da sostituire, e lo saranno ancora di più negli anni in cui lui entrerà nel mercato. Lui ci ha guardati come si guardano due genitori che hanno appena scoperto YouTube. Allora sono andata a vedere se i dati ci danno ragione.
Negli Stati Uniti crescono le scuole tecniche e il debito universitario pesa
Oltreoceano il fenomeno si legge bene nei numeri. Secondo un sondaggio della piattaforma finanziaria SimplyWise, citato da Panorama, il 34% dei giovani della Gen Z ritiene che una scuola professionale sia la strada più sicura per arrivare alla stabilità economica entro i 30 anni, contro il 23% che punta ancora sulla laurea tradizionale.
Il National Student Clearinghouse, l’ente che monitora le iscrizioni negli atenei americani, registra un’impennata dei corsi tecnici: tra il 2020 e il 2025 gli studenti dei college pubblici biennali orientati ai mestieri sono aumentati di quasi il 20%, mentre i percorsi quadriennali sono rimasti quasi fermi. Carpenteria ed edilizia segnano un +23%, saldatura e carpenteria metallica un +7%.
Poi c’è la questione economica, che negli Stati Uniti ha un peso enorme. Un neolaureato (ingegneria e informatica escluse) parte in media con 52.000-59.000 dollari l’anno, ai quali vanno tolti circa 400 dollari al mese per restituire un debito studentesco medio di 39.000 dollari. Un elettricista o un idraulico abilitato che inizia a 22-23 anni debutta invece intorno ai 62.350 dollari, senza alcun prestito da rimborsare. Il conto, per molte famiglie, si fa da solo.
In Italia ITS Academy e filiera 4+2 sono in crescita
Da noi le università non costano come quelle americane, ma la tendenza si vede lo stesso. Gli iscritti agli ITS Academy, i percorsi biennali post diploma molto legati alle imprese, sono passati da circa 11.000 nel 2021 a quasi 41.000, anche grazie ai fondi del PNRR. Chi ne esce guadagna in genere tra 1.400 e 1.700 euro netti al mese, con punte fino a 1.900 in settori come la meccatronica, e spesso supera lo stipendio d’ingresso di un laureato triennale.
Anche le iscrizioni alle superiori per l’anno 2026/2027 raccontano qualcosa. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, la filiera tecnologico-professionale 4+2 (quattro anni di istituto tecnico o professionale più due di ITS) ha raggiunto 10.532 iscritti, quasi il doppio dell’anno prima. I professionali salgono dal 12,69% al 13,28% delle preferenze, i tecnici si attestano al 30,84%.
Le imprese italiane non trovano tecnici e diplomati ITS
Il paradosso è che la domanda supera di gran lunga l’offerta. Secondo il sistema Excelsior di Unioncamere, circa la metà dei laureati e dei diplomati ITS cercati dalle aziende risulta introvabile. Per i soli profili ITS, le imprese ne hanno richiesti circa 120.000 e il 57% è rimasto scoperto. È lo stesso mismatch di competenze di cui ho scritto parlando di chi lavora dopo i 50 anni: da una parte aziende che cercano, dall’altra persone che non hanno la preparazione richiesta, o che non sanno nemmeno che quei posti esistono.
Eppure lo stigma resiste. Il 64% degli italiani considera ancora le professioni tecniche una “seconda scelta”, e un’indagine di LinkedIn Italia descrive una generazione divisa a metà: il 49% della Gen Z vede nei mestieri tecnico-operativi una garanzia per il futuro, quasi la stessa quota di chi preferisce la scrivania. Il prestigio sociale, insomma, viaggia ancora parecchio dietro ai salari.
Il liceo scientifico resta la scuola più scelta dalle famiglie
Su questo fronte mio figlio non è certo un caso isolato. Per l’anno scolastico 2026/2027 i licei hanno raccolto il 55,88% delle iscrizioni, in leggerissimo calo, e lo scientifico, con le opzioni scienze applicate e sportivo, pesa da solo circa un quarto del totale. Uno studente su quattro, quindi, sceglie la sua stessa strada.
Le differenze territoriali sono forti: il Lazio ha la quota di licei più alta (69,72%), il Veneto quella degli istituti tecnici (39,17%), l’Emilia-Romagna quella dei professionali (17,80%). Dove il tessuto manifatturiero è più denso, le famiglie sembrano già aver fatto i conti con le richieste del territorio.
Perché l’AI fatica a sostituire i mestieri manuali qualificati
La convinzione che il lavoro manuale sia “più al sicuro dall’AI” ha una base teorica precisa, il cosiddetto paradosso di Moravec: per una macchina è relativamente facile risolvere un’equazione o scrivere un testo, mentre è difficilissimo fare ciò che un bambino impara presto, come muoversi in uno spazio disordinato, afferrare oggetti di forma diversa, adattarsi all’imprevisto.
Un idraulico che entra in un bagno anni ’70, con tubature mai documentate e un rubinetto che nessun catalogo riconosce più, fa esattamente quel tipo di lavoro. Lo stesso vale per l’elettricista alle prese con un impianto rimaneggiato tre volte o per il falegname che deve adattare un mobile a un muro storto. La robotica avanza, certo, e nessuno sa dire con quale velocità; ma oggi chi lavora con le mani, la testa e l’esperienza sul campo ha un margine di vantaggio che molti impieghi d’ufficio hanno già perso. Lo dico da persona che di mestiere scrive e che ogni giorno vede l’AI fare in pochi secondi compiti che un tempo richiedevano ore.
Cosa abbiamo detto a nostro figlio sulla scelta della scuola
Alla fine, la nostra posizione non è “niente liceo”. Gli abbiamo chiesto soltanto di guardare il quadro intero, senza dare per scontato che la scrivania sia l’unico traguardo rispettabile. E gli abbiamo ricordato che un percorso non esclude l’altro: anche dopo la maturità scientifica si può accedere a un ITS Academy, specializzarsi in meccatronica, energia o domotica, e arrivare al lavoro con una formazione teorica solida e competenze pratiche spendibili subito.
Quello che mi interessa davvero è che scelga per passione e non per abitudine sociale, e che sappia che le mani, oggi, valgono quanto i libri. Il resto lo deciderà lui, come è giusto. Noi, intanto, continuiamo a parlarne a cena, in attesa delle iscrizioni di gennaio. Un po’ come ho raccontato a proposito degli scuolabus e della genitorialità, crescere un figlio significa anche accompagnarlo in scelte che non possiamo fare al posto suo.
Risorse correlate
- Toolbelt Generation: perché i giovani della generazione Z stanno riscoprendo i lavori manuali, Panorama
- Iscrizioni 2026/2027: si consolida il successo della filiera 4+2, licei al 55,88%, Ministero dell’Istruzione e del Merito
- Iscrizioni scuola 2026/2027, le scelte: dati su licei, tecnici e professionali, Skuola.net
- Excelsior: introvabili la metà dei laureati e dei diplomati ITS, Unioncamere
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- Trades make a comeback with Gen Z workers, Axios
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