Il food delivery e il suo lato oscuro
Ordinare una poke bowl alle 13 di un martedì qualunque è diventato un gesto automatico, come mandare un vocale o pagare con lo smartphone. Dietro quel gesto, però, c’è una filiera che macina miliardi di euro, algoritmi che decidono chi lavora e quanto guadagna, e persone che pedalano sotto il sole di luglio per portarci il pranzo. Ho voluto mettere in fila i numeri, le inchieste e le novità normative, insieme a un ricordo personale che con questo settore c’entra più di quanto vorrei.
Un mercato che vale miliardi
A livello globale le stime divergono parecchio a seconda delle metodologie, ma l’ordine di grandezza è chiaro: il food delivery online valeva circa 316 miliardi di dollari nel 2025 e le proiezioni parlano di oltre 700 miliardi entro il 2034. Nel 2024 circa 2,1 miliardi di persone nel mondo hanno usato un servizio di consegna pasti, con l’Asia-Pacifico che pesa per quasi il 40% del giro d’affari.
In Italia il comparto Food & Grocery online vale 5,1 miliardi di euro nel 2026, in crescita del 6% sull’anno precedente, e il delivery in senso stretto rappresenta quasi metà di quel valore, con 6,8 milioni di utenti. La fidelizzazione è altissima: oltre sette acquisti su dieci avvengono su piattaforme già usate in passato. Di eCommerce e delle sue evoluzioni avevo già scritto a proposito del live shopping, e la dinamica è simile: comodità che diventa abitudine, abitudine che diventa mercato.
I player in campo in Italia
Il tavolo italiano si è progressivamente sfoltito. Uber Eats ha lasciato il nostro Paese a metà 2023, e oggi la partita si gioca essenzialmente tra tre insegne: Glovo, controllata dalla tedesca Delivery Hero, Deliveroo, passata nel 2025 sotto il controllo dell’americana DoorDash, e Just Eat, finita nello stesso anno nel portafoglio dell’olandese-sudafricana Prosus. Just Eat merita una nota a parte, perché dal 2021 ha scelto in Italia la strada dell’assunzione di una parte dei propri corrieri come dipendenti, in controtendenza rispetto alle rivali.
Un dettaglio che dice molto sullo stato di salute del settore: il fatturato cresce, gli utili molto meno. I margini restano sottili e la corsa al consolidamento, come vedremo, nasce proprio da lì.
Il nodo della regolarizzazione dei rider
Chi consegna il nostro sushi lavora, nella maggior parte dei casi, come autonomo. Il contratto collettivo firmato nel 2020 da Assodelivery con UGL copre circa 30.000 fattorini e li inquadra come lavoratori indipendenti pagati a consegna, ma è stato contestato fin dal primo giorno: i tribunali di Bologna, Firenze e Palermo lo hanno ritenuto illegittimo o inapplicabile, perché il sindacato firmatario mancava del requisito di maggiore rappresentatività. Nel frattempo diverse sentenze, da Palermo a Torino, hanno riconosciuto la natura subordinata del rapporto: se un algoritmo decide turni, compensi e punizioni, parlare di autonomia suona come una finzione giuridica.
L’Europa ha provato a mettere ordine con la direttiva 2024/2831 sul lavoro tramite piattaforme, da recepire entro il 2 dicembre 2026. L’Italia si è mossa in anticipo con il decreto legge 62/2026, il cosiddetto decreto Primo Maggio: quando la prestazione è organizzata da un sistema automatizzato scatta la presunzione di subordinazione, con prospetto paga mensile obbligatorio dal 1° luglio 2026 e accesso alle app tramite identità verificata, SPID compreso. Sulla carta è una svolta; sull’applicazione concreta i sindacati mantengono più di un dubbio.
Paghe da caporalato
La parola caporalato evoca i campi di pomodori, eppure è entrata nei tribunali milanesi proprio grazie al delivery. Nel 2020 la Procura di Milano ha fatto commissariare Uber Italy: i pm descrivevano rider pagati 3 euro a consegna indipendentemente dal percorso, mance sottratte, decurtazioni arbitrarie e account bloccati per punizione. Il processo si è chiuso con la condanna a 3 anni e 8 mesi di un manager delle società intermediarie e con un risarcimento di 10.000 euro ciascuno per 44 fattorini, in gran parte richiedenti asilo reclutati proprio perché ricattabili.
Il cottimo resta la regola del gioco: cronache recenti raccontano di compensi da 1,90 euro a corsa nelle fasce senza pioggia e senza bonus. Quando il guadagno dipende dal numero di consegne, ogni semaforo rosso diventa un costo e ogni scorciatoia una tentazione. Sul rapporto tra tecnologia e occupazione avevo condiviso qualche riflessione in AI and the labor market: il delivery è forse l’esempio più visibile di come un algoritmo possa gestire persone in carne e ossa.
Sicurezza: numeri sottostimati e vite vere
I dati INAIL raccontano 1.337 incidenti in due anni e 7 morti ufficiali tra i ciclofattorini, ma le cronache nel quadriennio ne contano almeno 12, e secondo la CGIL sei rider su dieci non denunciano l’infortunio per paura di perdere il posto o per ignoranza delle tutele. Il 60% degli infortunati ha meno di 35 anni, e le comunità straniere, dalla pakistana alla bangladese, risultano le più colpite.
Il caso simbolo resta quello di Sebastian Galassi, studente di 26 anni morto a Firenze nell’ottobre 2022 durante una consegna per Glovo, e licenziato poche ore dopo da una email automatica per mancato rispetto dei termini e condizioni. L’azienda si è scusata parlando di errore di sistema, e il Garante privacy ha poi inflitto alla controllata italiana una multa da 5 milioni di euro per il trattamento illecito dei dati di oltre 35.000 lavoratori, geolocalizzati anche fuori dall’orario di servizio.
Lo stop imposto dal caldo
L’estate 2026 ha aggiunto un capitolo nuovo. Dal 7 luglio al 23 settembre un’ordinanza del Comune di Milano sospende o riduce l’assegnazione delle consegne tra le 12.30 e le 16 nei giorni ad alto rischio, mentre in 16 regioni analoghe misure scattano quando la piattaforma Worklimate di INAIL e CNR segnala stress termico elevato. Assodelivery ha esteso le proprie tutele, con avvisi giornalieri sul rischio e punti di sosta con acqua e ombra.
La reazione dei diretti interessati, però, spiazza chi si aspettava gratitudine: senza ammortizzatori, un pomeriggio fermo significa un pomeriggio non pagato. Lo slogan dei presidi milanesi, “o moriamo di caldo o moriamo di fame”, fotografa il paradosso di una protezione che, in assenza di ristori, si trasforma in un taglio dello stipendio. Difficile pensare a una sintesi migliore del problema di fondo: quando manca un salario garantito, persino la tutela della salute diventa un lusso.
La mia selezione e la soft skill del gourmet
Con uno dei colossi del settore ho un conto personale aperto, di quelli che si saldano ridendo. Più di dieci anni fa un recruiter mi ha contattata su LinkedIn, telefonata brevissima, e mi ha buttata dentro un processo di selezione che, sospetto, doveva solo fare numero. Poi qualcosa è andato storto nel suo piano: i colloqui sono filati benissimo, forse la migliore serie di interview della mia vita. Complimenti espliciti, strette di mano convinte, fino all’ultimo round con il General Manager, andato anche quello alla grande.
Sono seguite due o tre settimane di silenzio assoluto. Dopo un mio sollecito, è arrivato il verdetto: tra me e un’altra candidata la differenza l’aveva fatta una soft skill, il gourmet. Ancora oggi mi interrogo sul significato di quella parola usata come competenza trasversale, e ci rido con i miei amici davanti a un kebab (consegnato a domicilio, ironia inclusa).
Dove va il settore
Il futuro prossimo parla la lingua del consolidamento. DoorDash ha rilevato Deliveroo per 2,9 miliardi di sterline, Prosus ha comprato Just Eat Takeaway per 4,3 miliardi di dollari e a maggio 2026 Uber ha presentato un’offerta da circa 10 miliardi di euro per Delivery Hero, la casa madre di Glovo. Pochi soggetti globali, piattaforme sempre più estese, dal pasto alla spesa fino alla farmacia, e una scommessa tecnologica su automazione, dark kitchen e consegne senza conducente.
Per i rider lo scenario è ambivalente. Da un lato la direttiva europea e il decreto italiano spingono verso contratti veri e trasparenza algoritmica; dall’altro, gruppi più grandi avranno più forza negoziale e più strumenti per automatizzare. Curiosamente, mentre i ventenni abbandonano i motorini (ne avevo scritto in 50 Special? Not any more, thanks), le due ruote restano il ferro del mestiere di chi consegna, spesso senza averle scelte per passione.
Una riflessione etica, per chiudere
Ogni volta che apriamo l’app stiamo scegliendo. Possiamo pretendere consegne in dieci minuti a qualunque temperatura, oppure accettare che un servizio dignitoso abbia tempi e costi diversi. Le piattaforme ottimizzano ciò che apprezziamo e, finché premieremo solo la velocità e il prezzo basso, l’anello debole della catena resterà chi pedala. Lasciare una mancia vera, ordinare fuori dalle ore di punta termica, scegliere operatori che assumono: piccoli gesti, certo, ma un mercato da miliardi si muove anche così. Il gourmet, quello autentico, forse è proprio questo: sapere cosa c’è dentro quello che mettiamo in tavola, corriere compreso.
Risorse correlate
- Osservatorio eCommerce B2c: il Food & Grocery vale 5,1 miliardi nel 2026 (WineNews)
- L’ecommerce food usato da 15 milioni di italiani (Food Affairs)
- Online food delivery market size 2025 (Towards FnB)
- Rider: 1.337 incidenti in due anni e 7 morti ufficiali (Il Fatto Quotidiano)
- Uber commissariata per caporalato sui rider (Fanpage)
- La sentenza che risarcisce 44 fattorini di Uber Eats (LifeGate)
- Rider, paghe da 1,90 euro e sicurezza a rischio (Leggo)
- Firenze, muore a 26 anni lo studente-rider Sebastian Galassi (ANMIL)
- Morte del rider, multa da 5 milioni di euro per Glovo (FirenzeToday)
- Caldo record, a Milano un’ordinanza tutela i rider (TGCom24)
- Rider, stop alle consegne tra le 12:30 e le 16:00 in 16 regioni (TuttoLavoro24)
- L’ordinanza anti caldo di Milano e la protesta dei rider (Il Fatto Quotidiano)
- Assodelivery estende le misure a tutela dei rider contro il caldo (ANSA)
- Il Parlamento europeo adotta la direttiva sul lavoro delle piattaforme (Parlamento europeo)
- Rider: la nuova presunzione di subordinazione (La Legge per Tutti)
- Tribunale di Firenze e Corte d’Appello di Palermo: inapplicabile il CCNL UGL Rider (Studio Legale Meiffret)
- How are Prosus and DoorDash reshaping food delivery? (Food Digital)
- Uber makes $11 billion bid to acquire Delivery Hero (PYMNTS)

