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X Money, la sfida di Elon Musk

X Money, la sfida di Elon Musk

Quel giorno con l’email di Musk arrivata a PayPal

Per tre lustri ho lavorato in PayPal, e tra i tanti episodi che ricordo ce n’è uno che mi torna in mente ogni volta che sento parlare di Elon Musk e pagamenti. Era uno dei primi anni della mia carriera lì dentro. Mi ritrovo nella lista di distribuzione di una mail firmata proprio da lui, che se n’era andato dall’azienda da tempo, in cui chiedeva la restituzione del dominio X.com, l’idea che aveva fondato e poi lasciato andare. Ho chiesto al mio capo di cosa si trattasse e cosa avrei dovuto fare. La risposta è stata quella che ci si aspetta in questi casi: se ne sarebbero occupati altri, molto più in alto di noi. Il dominio è tornato infatti a lui, era il 2017, e per anni quella storia mi è rimasta come un aneddoto curioso da raccontare ogni tanto. Non avrei mai immaginato cosa sarebbe diventato quel pezzo di internet una volta trasformato in X, e ora in una piattaforma che vuole occuparsi pure dei nostri conti correnti.

Da X.com a PayPal, un cerchio che si chiude

La vicenda merita un passo indietro. X.com nasce nel 1999 come startup finanziaria di Musk, si fonde con Confinity, l’azienda che aveva creato PayPal, e nel giro di pochi anni il marchio più forte, quello legato ai pagamenti online, prende il sopravvento. Musk viene estromesso dalla guida della società già nel 2000, molto prima che eBay acquisisca il colosso dei pagamenti. Il dominio resta orfano per quasi due decenni, finché lui non decide di riprenderselo. Con X Money, il cerchio si chiude: l’uomo che aveva immaginato una “everything app” finanziaria alla fine degli anni novanta prova a realizzarla oggi, all’interno del social network che ha ribattezzato X.

Come funziona X Money

Il servizio permette di inviare e ricevere denaro in tempo reale, pagare bollette ed effettuare bonifici direttamente dall’app. Chi apre un conto con almeno mille dollari può ottenere un rendimento fino al 6% annuo, una cifra che lascia indietro i tassi dei classici libretti di risparmio americani, più un cashback del 3% sugli acquisti idonei, escluse le scommesse e le criptovalute. È prevista anche una carta Visa, virtuale o fisica in metallo, spendibile con Apple Pay, con prelievi gratuiti agli sportelli automatici in tutto il mondo e nessuna commissione sulle operazioni internazionali. Dietro le quinte non c’è una licenza bancaria di X: l’infrastruttura è affidata a Cross River Bank, una soluzione comune tra le fintech per evitare i tempi lunghissimi necessari a ottenere un’autorizzazione autonoma. I depositi restano comunque coperti dalla garanzia federale fino a 250 mila dollari. Per ora il servizio è riservato agli abbonati Premium e Premium+ maggiorenni negli Stati Uniti, con l’eccezione di New York e Massachusetts, dove non è ancora disponibile.

Un’app che vuole fare tutto

L’ambizione dichiarata è costruire l’equivalente occidentale di WeChat, dove chat, acquisti, pagamenti e gestione del denaro convivono nello stesso spazio digitale. La strada non è nuova, se ne parla da anni, e ne avevo già scritto riflettendo su Google Wallet e la sua trasformazione in super-app, oltre che sul fenomeno più ampio delle piattaforme che inglobano ogni funzione possibile. X Money si mette quindi in concorrenza diretta con Venmo, Zelle e Cash App, puntando su rendimenti più alti e su un pubblico già presente sulla piattaforma social. La differenza, rispetto ai tentativi precedenti, è il nome di chi c’è dietro e la sua capacità di far parlare di sé.

Non è la prima promessa di Musk che non regge

A dire il vero, non è la prima volta che le sue promesse mi deludono. Nel 2016 avevo prenotato una Tesla Model 3, ancora prima che il modello arrivasse sul mercato, versando i mille euro di acconto con la carta di credito, non con PayPal purtroppo, attraverso una procedura piuttosto farraginosa per chi come me lavorava proprio in quel settore. Il prezzo annunciato si aggirava sui 34mila euro, la base pensata per rendere l’elettrico finalmente accessibile a tutti. Quasi tre anni dopo, quando in Italia si è aperto il configuratore, ho scoperto che la versione reale, tra allestimento Performance e optional vari, sfiorava gli 80mila euro. Ho rinunciato, e la caparra mi è stata restituita subito, senza intoppi. Da allora, ogni annuncio di Musk lo prendo con studiata cautela, X Money compreso.

Le mie perplessità da ex dipendente e azionista

Qui arriva la parte più personale, e anche la più scomoda da scrivere. Non credo in questa missione, o almeno non nei termini in cui viene raccontata. Il settore dei pagamenti l’ho visto da dentro per quindici anni: è un ecosistema fatto di normative diverse in ogni paese, di partnership bancarie complicate, di frodi da prevenire ogni giorno e di margini che si assottigliano continuamente. Non basta un annuncio a stravolgerlo. Sono anche azionista PayPal, e il titolo ha perso circa l’ottanta per cento del suo valore rispetto al massimo storico toccato nel luglio 2021, quando superava i 300 dollari, contro i valori attuali intorno ai 60. Soffro questo calo in prima persona, ma lo cito soprattutto per un motivo: dimostra quanto sia fragile anche un’azienda che nei pagamenti digitali ha fatto scuola per decenni, figuriamoci un progetto che parte da zero all’interno di un social network alle prese con altre priorità e altre grane, dalla pubblicità in calo alle cause legali. Avevo già raccontato, parlando del pulsante di iscrizione a PayPal in Italia, quanto i dettagli minuti contino in un settore dove la fiducia si costruisce lentamente e si perde in fretta.

I pagamenti non cambiano con un annuncio

Il mondo dei pagamenti resta multiforme, fatto di sfumature che chi non ci ha lavorato fatica a cogliere. Le banche tradizionali hanno certamente dei limiti, e non a caso realtà come il Buy Now Pay Later o l’ondata di criptovalute applicate ai pagamenti sono nate proprio per colmare quei vuoti. Ma rivoluzionare la finanza personale con la stessa rapidità con cui si lancia un nuovo modello di auto o un razzo è un’altra faccenda. Staremo a vedere se X Money riuscirà a conquistare la fiducia che serve, o se resterà l’ennesimo capitolo di una storia, quella tra Musk e i pagamenti, che affonda le radici già negli anni novanta e non si è mai davvero conclusa.

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