Google Wallet, il portafoglio che diventa (quasi) tutto
Uso Google Wallet ogni giorno, per pagare al bar sotto casa, per mostrare la tessera fedeltà IKEA quando faccio scorta di candele profumate, per salire su un treno o su un aereo senza cercare la carta d’imbarco tra le mail. Nel giro di pochi anni è passato da semplice sostituto della carta di credito a una specie di cassetto digitale in cui finisce un pezzo sempre più grande della vita quotidiana. E le ultime novità raccontano bene questa direzione: prima il tracciamento automatico degli acquisti online, poi l’annuncio che presto potremo caricarci anche il passaporto.
Proviamo a fare il punto su dove sta andando Google Wallet, cosa cambia davvero per chi lo usa e come si posiziona rispetto ad Apple Pay, PayPal e alle alternative europee che stanno emergendo.
La novità: i pacchi che arrivano dentro Wallet
Partiamo dalla notizia che ha acceso la curiosità di molti in queste settimane. Google ha iniziato a far leggere a Wallet le email di Gmail per estrarre automaticamente ricevute, numeri di tracciamento e lo stato delle spedizioni, mostrando gli ordini in arrivo direttamente nella schermata principale, accanto a carte e biglietti. Basta tenere premuto un numero di tracciamento per finire sul sito del corriere, senza aprire una singola mail di conferma.
Per ora la funzione è attiva solo negli Stati Uniti e richiede un passaggio non scontato: bisogna attivare il monitoraggio delle spedizioni in Gmail e concedere la condivisione delle “funzionalità intelligenti” tra i prodotti Google, la stessa autorizzazione che permette a Big G di usare il contenuto della posta per personalizzare Maps, la Ricerca e Gemini. È il punto su cui vale la pena riflettere: la comodità di avere tutto in un posto solo si paga con un accesso più ampio ai dati della propria casella di posta. Chi in Italia userà questa funzione, quando arriverà, farà bene a valutare con attenzione cosa sta autorizzando.
Dal pagamento al passaporto: arriva ID Pass
La notizia forse più sorprendente riguarda proprio i documenti. Durante il Money 20/20 Europe di Amsterdam, Google ha annunciato ID Pass, una versione digitale del passaporto che sbarcherà entro la fine dell’estate 2026 in alcuni Paesi dell’UE, Italia inclusa. Non si tratta di una fotocopia del documento salvata sul telefono: il processo prevede la scansione della pagina dei dati, la lettura del chip NFC del passaporto elettronico e un video-selfie per il riconoscimento facciale. Il file cifrato resta poi sul dispositivo, senza passare dal cloud.
La caratteristica più interessante è la verifica selettiva: per dimostrare di avere più di 18 anni su una piattaforma non serve più mostrare l’intero documento con nome, indirizzo e data di nascita, basta confermare un solo dato. È un principio di minimizzazione che vale la pena tenere d’occhio, perché tocca da vicino il modo in cui oggi ci si registra ovunque online.
Va detto con chiarezza che ID Pass non sostituisce il passaporto fisico ai controlli di frontiera, e non ha nulla a che fare con l’IT-Wallet italiano dell’app IO, che oggi conta oltre 10 milioni di attivazioni e più di 17 milioni di documenti caricati, ma resta pensato per le verifiche in presenza, come un controllo stradale o un ritiro in farmacia. Google si muove su un binario parallelo, quello dei servizi digitali privati e internazionali, e ha lasciato aperta la porta a una futura convergenza con l’EUDI Wallet europeo, previsto dal regolamento eIDAS 2.0, entro novembre 2026.
Come lo uso io, ogni giorno
Nella mia esperienza, Wallet ha superato da tempo la fase di sperimentazione. La tessera IKEA è la prima carta fedeltà che ho aggiunto e, da allora, ci ho infilato altre tessere che prima tenevo (male) nella custodia del cellulare. Per i pagamenti in negozio, il telefono è diventato il mio metodo predefinito: è sempre a portata di mano, il tocco è immediato e non devo più chiedermi dove ho lasciato la carta. Lo stesso vale per i viaggi, con carte d’imbarco e biglietti del treno che restano aggiornati automaticamente se l’orario cambia.
I numeri confermano che io non sono un’eccezione alla regola. L’undicesimo rapporto TEHA Group sui pagamenti digitali segnala che il 64,2% degli italiani usa carta o smartphone per pagare ogni giorno o più volte a settimana, contro il 57,4% di appena due anni fa. Il cashless quotidiano, insomma, è diventato la norma anche da noi.
Google Wallet, Apple Pay, PayPal: chi vince nei negozi
Per anni ho tenuto le tessere fedeltà infilate nella cover del telefono, un piccolo archivio fisico che si è svuotato piano piano man mano che le app hanno preso il sopravvento. Il salto ai wallet digitali per i pagamenti, però, non è solo mio: secondo il report 2026 di Mollie sui pagamenti in Europa, l’uso dei portafogli digitali è cresciuto del 57% tra il 2023 e il 2025, e nel solo 2025 il 24% di tutti i pagamenti con carta in Europa è passato ad Apple Pay o Google Pay. In Italia, l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano segnala che i pagamenti contactless con carta, smartphone o wearable hanno raggiunto 323 miliardi di euro nel 2025, in crescita dell’11%, su un totale di 518 miliardi di pagamenti digitali. Una ricerca Nomisma condotta per Visa aggiunge un ulteriore dato utile: il 68% degli italiani ha usato almeno un’app di pagamento, come PayPal, Satispay o Revolut, nel corso del 2025.
Apple Pay resta il rivale più diretto di Google Wallet nei negozi fisici: stessa logica di token crittografato al posto del numero di carta, stessa comodità del tocco veloce, con la differenza che resta chiuso nell’ecosistema Apple mentre Wallet gira su qualunque smartphone Android. PayPal ha una traiettoria un po’ diversa: nato per l’online, ha guadagnato terreno anche in negozio grazie al pagamento con QR code, ma resta più uno strumento per gli acquisti a distanza, complice anche la sua offerta di credito al consumo, che non è un’abitudine quotidiana da bar sotto casa. Satispay, il caso italiano più noto, gioca invece una partita a parte: passa dal conto corrente anziché dalle carte e si è spostato sempre più verso il welfare aziendale e gli investimenti.
Wero, l’alternativa europea che prova a liberarsi dalle carte
C’è un altro player che punta a liberarsi dalle carte su scala europea Wero, nato dal consorzio bancario European Payments Initiative, sposta il denaro tramite bonifici SEPA istantanei direttamente da conto a conto, senza passare per Visa o Mastercard. Il progetto ha già superato i 43 milioni di utenti registrati e oltre 7,5 miliardi di euro di trasferimenti dal lancio, con l’app attiva per i pagamenti tra privati in Belgio, Francia e Germania: la sola Francia conta circa 16 milioni di utenti attivi.
Non è un caso che la spinta più forte si veda proprio in questi tre mercati, a cui si aggiungeranno i Paesi Bassi e il Lussemburgo nel corso del 2026: sono contesti in cui il bonifico bancario diretto è già una consuetudine radicata, grazie a schemi locali come iDEAL in Olanda e Bancontact in Belgio, che Wero sta assorbendo poco alla volta. In Italia, dove il bonifico istantaneo non ha mai avuto lo stesso peso culturale nei pagamenti quotidiani, l’adozione di Wero resta più lenta, anche se l’alleanza EuroPA, che include il circuito Bancomat, ha avviato un percorso di interoperabilità con l’infrastruttura di Wero per i pagamenti transfrontalieri. Il commercio fisico con Wero, in ogni caso, dovrebbe arrivare non prima del 2027: per ora resta soprattutto uno strumento per mandare soldi a un amico a Berlino o a Bruxelles, non per pagare un caffè.
Cosa succede negli altri Paesi
L’espansione di Google Wallet non è mai stata esclusivamente europea. Il supporto alle identità digitali è arrivato prima negli Stati Uniti e nel Regno Unito, poi ad aprile 2026 in India, Singapore, Taiwan e Brasile, e solo ora tocca all’Unione Europea, terreno regolatorio più complesso per via del GDPR e dell’eIDAS. Nel Regno Unito Google collabora già con il Rail Delivery Group per l’acquisto di alcune Railcard tramite identità digitale, mentre negli USA diversi Stati hanno introdotto documenti digitali utilizzabili in contesti ufficiali.
Sul fronte dei pagamenti, sempre a Money 20/20 Europe, Google ha presentato anche un aggiornamento di Secure Payment Authentication, pensato per ridurre i passaggi di verifica durante il checkout online, e una collaborazione con Sparkasse Bank per la verifica dell’età senza condivisione di dati sensibili. Il filo conduttore è sempre lo stesso: meno attrito, più fiducia costruita su identità verificate ma parziali.
Cosa aspettarsi
Se dovessi scommettere sulla direzione dei prossimi mesi, direi che Wallet continuerà a perseguire l’idea di essere il punto d’accesso unico alla vita digitale delle persone, più che il miglior strumento in una singola categoria. Il tracciamento degli ordini arriverà probabilmente anche in Europa, così come ID Pass, ma la vera partita si giocherà sulla fiducia: quanto siamo disposti a concentrare in un’unica app pagamenti, documenti e cronologia degli acquisti, e quanto valore diamo, in cambio, alla comodità di non doverci più pensare.
Nel frattempo continuo a usarlo per il caffè, i biglietti del treno e le tessere fedeltà che un tempo tenevo su app come Stokard. Il resto, tra portafogli europei, sistemi nazionali e la lenta convergenza verso l’identità digitale, si deciderà nei prossimi mesi, un passo alla volta.
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