Per dieci anni ci hanno raccontato che l’amore era questione di algoritmi: bastava uno swipe a destra e il resto veniva da sé. Oggi quel racconto mostra tutte le sue crepe. Le piattaforme di incontri perdono utenti, abbonati e valore in borsa, mentre le nuove generazioni cercano l’anima gemella altrove: a scuola di ballo, agli eventi dal vivo e, con una certa dose di ironia involontaria, su LinkedIn. Vale la pena guardare i numeri da vicino, perché la storia ha molte sfaccettature.
Tinder e Bumble tra abbonati in fuga e crolli in borsa
Il quadro finanziario parla chiaro. Tinder ha chiuso il primo trimestre 2026 con 8,6 milioni di abbonati paganti, in calo del 5% rispetto all’anno precedente e lontani dal picco di 10,7 milioni toccato nel 2022. Il titolo di Match Group, la casa madre, ha lasciato sul terreno oltre l’80% dal massimo storico, mentre Bumble ha perso circa il 95% del proprio valore dal debutto a Wall Street e ha annunciato un taglio del 30% del personale.
Eppure dichiarare morto il settore sarebbe prematuro. Hinge cresce del 28% e punta al miliardo di ricavi entro il 2027, e il nuovo CEO di Match Group, Spencer Rascoff, ha rivendicato nell’ultima trimestrale che “il turnaround è chiaramente in corso”. A soffrire, insomma, è un modello preciso: quello dello scorrimento infinito di volti, pensato per intrattenere più che per far incontrare.
Cosa succede in Italia
Anche da noi il fenomeno ha due facce. Secondo il Consumer Cyber Safety Report di Norton, citato da Sky TG24, il 24% degli italiani frequenta abitualmente servizi di incontri online, dedicandovi in media sei ore a settimana. Il punto è chi manca all’appello: l’Osservatorio di San Valentino di Skuola.net, condotto su 2.500 giovani tra i 14 e i 25 anni, rivela che quasi 9 su 10 non hanno mai aperto una di queste applicazioni e che solo il 3% delle coppie in quella fascia d’età è nato lì. Circa 4 ragazzi su 10 hanno conosciuto il partner tra i banchi, a scuola o all’università.
Le ragioni sono presto dette: il 72% della Gen Z dubita dell’autenticità dei profili e il 62% fatica a trovare persone con valori affini. E poi c’è il tempo sprecato, stimato in 123 ore all’anno per gli utenti italiani, l’equivalente di cinque giorni interi passati a scorrere foto.
La generazione che ha disertato lo swipe
Il dato più eloquente arriva dagli Stati Uniti: un sondaggio Axios tra gli universitari indica che il 79% ignora del tutto questi strumenti, mentre il 58% dei giovanissimi preferisce conoscersi di persona. Il burnout è documentato: secondo Forbes Health, il 78% di chi le frequenta ha provato almeno una volta quella sensazione di sfinimento da appuntamento digitale.
Le testimonianze raccolte dalla stampa americana restituiscono bene il clima. Josh Mocklin, 21 anni, studente alla Fordham University, racconta che “ogni conversazione su Raya o Hinge si spegne e finisce con la promessa di un drink che non arriva mai”. La dating coach Rae Weiss sintetizza così il sentimento della sua generazione: lo swipe appare “transazionale, faticoso e artificioso”. Da qui il ritorno di speed dating, eventi per single e gruppi sportivi, una riscoperta del mondo analogico che ricorda da vicino quella descritta in Gen Z, la lezione delle nonne.
LinkedIn, il posto dove nessuno voleva flirtare
E qui arriva il paradosso. Mentre le piattaforme nate per far nascere relazioni si svuotano, quelle progettate per tutt’altro si riempiono di corteggiatori. Su LinkedIn il flirt è ormai un fenomeno misurabile: un’indagine Zety su oltre mille lavoratori americani mostra che il 22% ha inviato o ricevuto messaggi con intenzioni romantiche, il 12% ha costruito una relazione partita proprio dal social professionale e il 48% considera quei profili più affidabili di quelli delle app di incontri, perché verificabili tra esperienze, titoli e contatti in comune.
Le ricerche su Google per “LinkedIn for dating” sono cresciute di otto volte in un anno, riporta Sherwood News, e un sondaggio di DatingNews.com indica che oltre la metà degli intervistati tra i 20 e i 40 anni è uscita con qualcuno conosciuto su una rete professionale. Il rovescio della medaglia è pesante: il 91% delle utenti donne dichiara di aver ricevuto avance indesiderate almeno una volta, e il 74% dei lavoratori considera queste proposte una violazione dei confini professionali. Lo confermo per esperienza diretta: qualche approccio non richiesto arriva pure a me, benché il mio profilo abbia l’austerità della signorina Rottermeier, e lo stesso succede perfino sulle app di gaming, dove in teoria si dovrebbe discutere solo di partite e punteggi. Curiosamente vale anche il percorso inverso: secondo Resume Builder, il 34% degli iscritti alle piattaforme sentimentali le sfrutta per fare networking o cercare impiego, una strategia che dice molto sullo stato del mercato descritto in La delusione di chi cerca lavoro.
Da Strava a Duolingo, ogni piazza digitale diventa un incontro
LinkedIn è solo la punta dell’iceberg. Oltre il 40% di Gen Z e millennial considera i social essenziali per la propria vita sentimentale, secondo YPulse, e la fantasia non manca: ci si corteggia su Strava, dove i club sportivi sono triplicati in un anno e il “kudos” è diventato il nuovo super like, ma anche su Letterboxd, Duolingo e perfino Yelp. Un giovane sviluppatore intervistato da YPulse l’ha messa giù così: le storie d’amore nasceranno “su qualsiasi applicazione esistente, persino su Uber Eats, è destino che accada”. Quando ogni servizio finisce per assorbire funzioni per cui era nato altro, si torna al tema di Una, nessuna, centomila app.
Un modello da ripensare
La lezione di questa migrazione di massa mi pare limpida: le persone continuano a cercarsi, ma hanno perso fiducia in un sistema che trasformava il desiderio in un catalogo a pagamento. Vogliono contesto, interessi condivisi, indizi di autenticità: tutto ciò che una bio di 150 caratteri non può offrire e che un profilo professionale, una playlist o un allenamento pubblicato sui social raccontano meglio. Le aziende del settore lo hanno capito e inseguono, tra eventi dal vivo e promesse di cancellazione felice. Chissà che il futuro degli incontri online non assomigli, alla fine, a un buon vecchio passaparola.
Risorse correlate
- Is Gen Z killing the dating app?, Newsweek
- San Faustino, la festa dei single: quanti italiani usano le app di dating, Sky TG24
- Il crollo delle dating app: dal boom alla solitudine digitale, Investing.com Italia
- Tinder’s turnaround accelerates: Match Group Q1 2026 earnings, BigGo Finance
- LinkedIn romance report, Zety
- Why people are flirting on LinkedIn and job hunting on Tinder, Sherwood News
- Young people can make any app a dating app, even Duolingo, YPulse
- Running or Tinder? How Strava became Gen Z’s favorite dating app, Latination
- Gen Z is logging off dating apps and looking for love IRL, Columbia News Service

