Nonna maxxing: la Gen Z ha scoperto quello che le mie amiche ed io sapevamo già
C’è un nuovo trend che rimbalza tra Instagram e TikTok, partito da Self, rilanciato da Vice e Newsweek e infine approdato sul Guardian: si chiama nonna maxxing, e il modello da imitare arriva, a sorpresa, da casa nostra. Sono le nonne italiane, con buona pace delle abitudini giapponesi o nordiche tanto in voga.
Il termine viene dall’inglese to max out, massimizzare: l’idea è che chiunque possa migliorare la propria vita adottando le abitudini delle ultrasettantenni dei nostri paesini. La Generazione Z, esausta dalla pressione di dover costantemente ottimizzare, produrre, trasformare ogni momento in contenuto, ha trovato nelle nostre nonne un antidoto. E il sottotitolo di tutti questi articoli, guarda caso, è scritto in italiano: dolce far niente.
Cosa fanno di così speciale?
Viste dall’estero, le nonne italiane sembrano custodi di segreti di lunga vita. Camminano ogni giorno, spesso attraversando tutta la città, perché per loro andare a piedi è uno stile di vita prima ancora che esercizio, e Daniel Lieberman, professore di biologia evolutiva a Harvard, conferma: “camminare aiuta a invecchiare bene”. Accettano l’età senza nasconderla né rimpiangere i tempi andati, e la ricerca suggerisce che un atteggiamento sereno verso gli anni che passano si correla con un invecchiamento più lento. Si prendono cura dei nipoti, un impegno che secondo gli studi protegge dal declino cognitivo. Mangiano prodotti di stagione comprati dal referente di fiducia al mercato. E soprattutto evitano di isolarsi: il bar, le amiche, la chiesa, il vicinato, al punto che sui social le paragonano, ironicamente, a un sistema di sicurezza nazionale.
C’è persino un film che sembra il manifesto del trend: Gioia mia di Margherita Spampinato, pluripremiato quest’anno, con Aurora Quattrocchi nel ruolo di Gela, l’anziana zia palermitana a cui viene affidato un nipotino ribelle per le vacanze.
L’Ogliastra, dove le nonne sono “super-agers”
Il fenomeno ha basi solide e molto italiane. La Zona Blu sarda, una delle cinque al mondo, comprende sei paesi dell’Ogliastra dove la percentuale di centenari tra i nati fra il 1880 e il 1900 era circa cinque volte più alta rispetto al resto d’Europa. Uno studio dell’Università di Cagliari, pubblicato proprio in questi giorni sull’International Journal of Applied Positive Psychology, ha confrontato gli anziani della Zona Blu con quelli di un’area rurale vicina: i primi mantengono un ruolo sociale riconosciuto e un senso di scopo, coltivano curiosità e resilienza emotiva, e si concentrano su attività che sanno ancora svolgere con soddisfazione, come il giardinaggio, le passeggiate e gli incontri nei centri della comunità. Un dettaglio interessante: mentre nel mondo le donne che arrivano a cent’anni superano di gran lunga gli uomini, qui la proporzione è quasi pari. Merito, dicono i ricercatori, di una rete comunitaria che sostiene tutti.
Perdasdefogu, il paese da Guinness
Sempre in Sardegna, Perdasdefogu è entrato nel Guinness dei primati come il borgo con la più alta concentrazione di ultracentenari al mondo. Qui ha vissuto la famiglia Melis, nove fratelli e sorelle riconosciuti come la famiglia più longeva del pianeta, con età sommate da record. Le sorelle Melis, intervistate negli anni, raccontavano giornate fatte di orto, messa, chiacchiere con le vicine e pasti preparati in casa. Nessuna formula segreta: una routine quotidiana condivisa con gli altri.
Acciaroli, i centenari studiati dalla scienza
Scendendo nel Cilento, ad Acciaroli, frazione di Pollica, si contano 30 centenari ogni centomila abitanti, più del doppio della media. L’aspettativa di vita delle donne tocca i 92 anni contro gli 84 nazionali. Dal 2016 il progetto CIAO (Cilento Initiative on Aging Outcomes), condotto dalla Sapienza di Roma insieme all’Università della California di San Diego, segue circa 300 grandi anziani della zona: camminano per chilometri sui saliscendi del paese, condiscono tutto con il rosmarino e mostrano uno stato cognitivo paragonabile a quello di conviventi molto più giovani. Anche qui, accanto alla genetica e alla dieta mediterranea, i ricercatori indicano i legami sociali come fattore decisivo.
Il mio nonna maxxing è già in cantiere
Devo confessarlo: io e le mie amiche il nonna maxxing lo stiamo progettando da anni, senza sapere che avesse un nome. Abbiamo già fatto piani precisi per quando andremo in pensione: partite di burraco, pranzi sul mare, abbonamento a teatro. E siamo andate oltre le intenzioni: abbiamo comprato casa vicine l’una all’altra (di quanto conti l’abitare, e di come ho scelto la mia casa a Milano, ho scritto in questo articolo sulla crisi abitativa).
Perché alla fine, da Villagrande ad Acciaroli, il filo conduttore è sempre lo stesso: la rete. Le amiche con cui chiacchierare, i negozi di riferimento, il tavolino del bar dove conoscere lo sconosciuto accanto invece di scorrere il telefono. Gli studi lo confermano: avere uno scopo nella vita preserva le funzioni cognitive e riduce il rischio di depressione e solitudine, perché la noia è l’unica cosa che ti fa davvero invecchiare.
Invecchiare fa paura, inutile negarlo. Ma non se sei con le persone giuste. La Gen Z, guardando le nostre nonne, ha capito qualcosa che noi stiamo semplicemente mettendo in pratica in anticipo: il buon vivere si costruisce insieme, molto prima della pensione.
Risorse correlate
- ANSA, “Le nonne italiane ispirano la Gen Z nel mondo, è il ‘nonna maxxing’ trend”, 11 luglio 2026
- Euronews, “Blue zone secrets: How Sardinia’s elders stay sharp and happy in old age”, 12 luglio 2026
- Newsweek, “What is ‘nonna maxxing’? Meet Gen Z’s guilt-free answer to modern lifestyle”
- Forbes, “Gen Z is ‘nonna maxxing’ and cooking like their grandmothers again”
- La Nuova Sardegna, “Centenari sardi: Perdasdefogu da Guinness, la famiglia Melis resta la più longeva del mondo”
- Fondazione Veronesi, “Longevità: cosa rende speciali i centenari del Cilento?”

