Cybersecurity: un attacco ogni cinque minuti, e io comincio a preoccuparmi
Lo ammetto: non sono mai stata vittima di un attacco informatico. Nessun conto svuotato, nessun profilo rubato, nessun file preso in ostaggio. Eppure, negli ultimi mesi, qualcosa è cambiato. I tentativi che mi arrivano sono sempre più sofisticati, curati, quasi credibili. Le richieste di contatto fasulle generate dai bot sono ormai una presenza fissa nelle mie notifiche, e la sensazione di essere osservata da qualcosa di automatico e paziente inizia a pesare. Poi ho letto un articolo del Corriere della Sera che ha dato un numero alla mia inquietudine: in Italia, nel 2025, c’è stato un attacco informatico ogni cinque minuti.
I numeri italiani: 116.498 attacchi in un anno
Secondo il Threat Landscape 2025 di Tinexta Cyber, ripreso dal Corriere, il nostro Paese ha registrato 116.498 attacchi informatici nel corso dell’anno, ovvero 2.249 a settimana. Una frequenza superiore del 17% rispetto alla media globale. Il ransomware, cioè il ricatto digitale con richiesta di riscatto, è cresciuto del 48%, con un picco a luglio.
Il dato che mi ha colpita di più, però, è un altro: un’incursione su tre parte da credenziali rubate. Niente scasso, niente virus spettacolari. I criminali fanno semplicemente login con le nostre password, comprate su mercati illegali dove la disponibilità di dati compromessi è aumentata di oltre il 40% in un anno.
Lo scenario internazionale non consola
Se allarghiamo lo sguardo, il quadro globale conferma la tendenza. Il Rapporto Clusit 2026 ha censito 5.265 incidenti gravi nel mondo nel 2025, in crescita del 49% rispetto all’anno precedente e del 157% in cinque anni. Il cybercrime a scopo economico rappresenta il 90% dei casi, e un episodio su tre viene ormai classificato di gravità critica o estrema.
A livello planetario circolano oltre 1,2 miliardi di programmi malevoli conosciuti, con una produzione quotidiana di nuove varianti che oscilla tra 450.000 e 560.000. Nel 2025 sono state identificate circa 15 miliardi di credenziali sottratte. Numeri che rendono l’idea di un’industria vera e propria, organizzata e redditizia, altro che ragazzini nello scantinato.
L’Italia è un bersaglio privilegiato
C’è un aspetto che dovrebbe farci riflettere: il nostro Paese, pur pesando circa il 2% del PIL mondiale, subisce il 9,6% degli incidenti gravi censiti a livello globale. Sempre secondo il Clusit, gli episodi seri registrati in Italia nel 2025 sono stati 507, in aumento del 42%. Il 64% delle azioni di hacktivismo mondiale, cioè le offensive a sfondo politico e ideologico, colpisce proprio noi, e il manifatturiero italiano assorbe da solo il 16% dei colpi inferti al comparto su scala internazionale.
Intanto il mercato nazionale della cybersecurity vale 2,778 miliardi di euro, appena lo 0,13% del PIL, meno della metà rispetto alla media degli altri Paesi del G7. Investiamo poco, e si vede.
L’intelligenza artificiale ha cambiato le regole
Qui arriva la parte che mi preoccupa davvero. Nel 2025 è stato osservato il primo caso di estorsione generata interamente da un modello di intelligenza artificiale, capace di modulare messaggi, tempi e modalità in base alle reazioni della vittima. Il phishing scritto male, pieno di errori e facilmente riconoscibile, appartiene al passato: oggi i messaggi sono contestualizzati, costruiti su dati reali sottratti in precedenza, e si adattano da soli.
Dell’impatto dell’AI sul nostro lavoro ho già scritto in AI and the labor market, ma il lato oscuro della stessa tecnologia corre ancora più veloce: strumenti generativi e piattaforme di “bot as a service” permettono anche a malintenzionati con competenze minime di lanciare campagne su larga scala.
I bot hanno superato gli umani
Le mie richieste di contatto fasulle hanno una spiegazione statistica precisa. Secondo il Bad Bot Report di Imperva, per la prima volta in dieci anni il traffico automatizzato ha sorpassato quello umano, arrivando al 51% del totale. I bot malevoli da soli rappresentano il 37% di tutto il traffico internet, in salita per il sesto anno consecutivo.
Le violazioni di “account takeover”, ovvero il furto vero e proprio di un profilo, sono cresciute del 40% in un solo anno, con i servizi finanziari come obiettivo preferito. Non stupisce che i sistemi di pagamento digitali facciano gola: ne avevo parlato anche a proposito di Google Wallet e la sua evoluzione in super-app e delle promesse del Web 3.0 tra crypto e pagamenti. Più la nostra vita economica passa dallo smartphone, più diventa appetibile per chi automatizza le truffe.
Quando succede a qualcuno che conosci
Queste statistiche hanno smesso di sembrarmi astratte il giorno in cui è toccato a un mio amico. Gli hanno rubato il profilo WhatsApp, e ancora oggi non è chiaro come ci siano riusciti. Poco dopo mi è arrivato un suo messaggio con una richiesta di bonifico, scritta in modo abbastanza convincente da meritare almeno un dubbio. L’ho chiamato subito per avvisarlo e, ovviamente, non ho mandato nulla.
Il seguito della storia è forse la parte più tragicomica. Lui ha denunciato tutto alle autorità competenti, ma la segnalazione non ha risolto granché: recuperare un account violato e rintracciare chi lo usa è tutt’altro che semplice. Alla fine sono stati i truffatori stessi a mollare la presa, dopo aver inviato richieste di denaro a buona parte della sua rubrica senza ottenere un centesimo. La lezione che ne ho tratto è duplice: la telefonata di verifica a chi ti chiede soldi via chat vale più di qualsiasi antivirus, e la prevenzione resta l’unica difesa davvero efficace, perché i rimedi a posteriori arrivano quasi sempre in ritardo.
Cosa possiamo fare, concretamente
La mia preoccupazione, alla fine, si è trasformata in qualche abitudine nuova. Autenticazione a due fattori ovunque sia possibile, un password manager al posto delle solite tre parole chiave riciclate, e una sana diffidenza verso qualunque richiesta di contatto da profili mai visti prima, per quanto plausibili sembrino. Se un attacco su tre parte da credenziali rubate, proteggere le proprie è già metà dell’opera.
Serve anche un cambio di mentalità collettivo: la cybersecurity è diventata un fattore strategico che tocca l’economia, i servizi essenziali e la fiducia delle persone, come ha sottolineato Andrea Monti di Tinexta Cyber. Aspettare di diventare vittime per occuparsene mi sembra, francamente, la strategia peggiore.
Risorse correlate
- Boom degli attacchi informatici nel 2025: oltre 116 mila in Italia, 1 ogni cinque minuti, Corriere della Sera
- Attacchi informatici: oltre 116 mila in Italia nel 2025, BitMat (dati Threat Landscape Tinexta Cyber)
- Rapporto Clusit 2026, sintesi di Innovation Post
- Rapporto Clusit 2026, pagina ufficiale
- 2025 Imperva Bad Bot Report

