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Sballo in bomboletta spray

Sballo in bomboletta spray

Cosa ho trovato tra gli scaffali di un negozio di casalinghi

Stavo facendo la spesa per la casa in una nota catena di casalinghi quando, tra i profumatori per ambienti, un flacone mi ha fatto fermare. Non aveva nulla del linguaggio visivo tipico del settore: niente fiori, niente toni pastello, nessuna promessa di note di lavanda o bergamotto. Solo una scritta generica e un’etichetta che sembrava messa lì per riempire uno spazio vuoto sullo scaffale. Ho controllato il prezzo, ho letto la composizione e mi sono chiesta perché un prodotto per la casa avesse un aspetto così anonimo. Tornata a casa, ho cercato online e ho scoperto che quel tipo di confezione compare da mesi in cronaca, nelle bacheche scolastiche e nei racconti di chi lavora con gli adolescenti, come uno dei modi più economici e reperibili per procurarsi qualche minuto di euforia.

Il gas nascosto in queste confezioni, dal protossido di azoto ai solventi

Sotto etichette generiche possono nascondersi sostanze diverse, accomunate dal fatto di essere composti volatili facilmente reperibili e privi, agli occhi della legge italiana, dello status di stupefacente. Il protossido di azoto, noto anche come gas esilarante, è oggi il protagonista più discusso: si tratta dello stesso composto usato in odontoiatria, nell’industria alimentare come propellente per la panna montata e, storicamente, in anestesia. Accanto a lui resiste una pratica più datata, quella di respirare direttamente il propellente di lacche, colle e spray per la casa, un’abitudine nota da decenni con il nome di “sniffing” o, nei paesi anglosassoni, “huffing”. La differenza principale sta nella confezione: cartucce metalliche da pochi grammi vendute come ricariche per sifoni da cucina, palloncini gonfiati per strada, oppure normali bombolette il cui unico scopo, per chi le acquista, è il propellente compresso al loro interno.

Come i più giovani la usano per sballarsi

Il rituale è semplice e proprio per questo si diffonde in fretta tra i banchi di scuola e nei parchi. Si inala il contenuto direttamente dal contenitore, oppure lo si trasferisce in un palloncino da cui si respira più volte, un metodo che su TikTok circola sotto l’etichetta “chroming”. L’effetto dura pochi minuti: euforia, disorientamento, una sensazione di leggerezza che qualcuno descrive come una piccola fuga dalla realtà. Proprio la brevità dell’esperienza spinge a ripetere il gesto più volte nella stessa serata, spesso in gruppo, con la spesa per le cartucce divisa tra amici tramite raccolte informali. Il fatto che il prodotto sia legale, economico e acquistabile senza controlli sull’età alimenta tra i più piccoli la convinzione che si tratti di un’abitudine innocua. I numeri raccolti da osservatori sanitari e forze dell’ordine in tutta Europa raccontano invece una realtà molto diversa.

I dati italiani, dalle indagini nelle scuole alle ordinanze comunali

La fotografia più recente arriva dall’indagine ESPAD 2024, condotta tra studenti quindicenni e sedicenni: l’1% dichiara di aver provato il protossido di azoto, una quota inferiore alla media europea del 3,1% ma comunque in crescita rispetto alle rilevazioni precedenti. La Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze conferma un quadro in cui le sostanze legali, o percepite come tali, farmaci, protossido, nuove sostanze psicoattive, stanno guadagnando terreno proprio tra i minorenni, mentre il consumo di cannabis segna un calo. Sul territorio, i segnali arrivano anche dai piccoli comuni: a Limbiate, in Brianza, il sindaco ha vietato con un’ordinanza il possesso e l’uso del gas nei parchi cittadini dopo aver trovato decine di cartucce vuote abbandonate nei luoghi di ritrovo dei ragazzi, con multe fino a 500 euro.

La diffusione internazionale, dal Regno Unito agli Stati Uniti

Il quadro europeo tracciato dall’Osservatorio europeo delle droghe (EUDA) parla di una diffusione che va dallo 0,3% al 3,4% tra gli studenti dei diversi paesi membri, con punte più alte in Irlanda, dove secondo alcune rilevazioni quasi un consumatore su quattro tra i giovani che usano sostanze ha già provato il gas esilarante, e nel Regno Unito, dove la fascia 16-24 anni raggiunge il 9%. Danimarca, Francia, Lituania, Paesi Bassi e Portogallo hanno già introdotto restrizioni alla vendita, segno che la questione è arrivata ai tavoli istituzionali anche fuori dai confini italiani. Negli Stati Uniti la casistica riguarda una gamma più ampia di inalanti, dai pennarelli indelebili ai solventi per vernici: secondo le stime raccolte da AddictionHelp, oltre 22 milioni di americani ne hanno fatto uso almeno una volta nella vita, con circa 750mila nuovi casi ogni anno e una prevalenza che tocca il picco già in terza media, al 3,6% degli studenti. Le vittime di overdose da inalanti, negli Stati Uniti, sono stimate in circa 200 l’anno, quasi sempre per arresto cardiaco improvviso.

Gli effetti sul corpo, dai rischi immediati ai danni permanenti

Nell’immediato, l’inalazione può causare vertigini, perdita di coordinazione, svenimenti e ustioni da freddo nel punto di contatto tra pelle e metallo della cartuccia. Il pericolo più serio, tuttavia, riguarda il cuore: la sostanza può alterare il ritmo cardiaco fino a provocare un arresto improvviso, un meccanismo che i medici chiamano “sudden sniffing death syndrome” e che può colpire anche al primo utilizzo, indipendentemente dalla quantità inalata. Con un consumo frequente e prolungato, il protossido di azoto inattiva la vitamina B12, un processo che danneggia il midollo spinale e il sistema nervoso periferico fino a causare formicolii, difficoltà di deambulazione e, nei casi più gravi, paralisi parziale. I solventi tradizionali, quelli contenuti nei prodotti per la pulizia o nelle vernici, aggiungono il pericolo di danni al fegato, ai reni e al cervello, con un impatto cognitivo che secondo alcune stime coinvolge fino all’80% di chi ne fa un uso regolare.

Le storie dietro i numeri

Nel 2018 un diciannovenne olandese è morto dopo aver inalato il propellente di un comune deodorante spray, avvolgendo un asciugamano intorno alla testa per concentrare i vapori. È collassato per un arresto cardiaco e i medici dell’ospedale Maastad di Rotterdam non sono riusciti a rianimarlo nonostante ripetuti tentativi con il defibrillatore. Il British Medical Journal ha ricordato in quell’occasione che il primo decesso documentato per inalazione da deodorante risale al 1975, a dimostrazione di quanto la vicenda sia tutt’altro che recente. A Limbiate, durante un incontro pubblico dal titolo “Basta un palloncino”, una madre ha raccontato il percorso di recupero del figlio dalla dipendenza dal gas esilarante, una testimonianza che ha colpito la comunità più di qualsiasi statistica. Sono episodi diversi per epoca e per sostanza, ma raccontano la stessa fragilità: quella di chi cerca una via di fuga rapida e sottovaluta, spesso perché nessuno gliel’ha davvero spiegato, quanto quella scorciatoia possa costare cara.

Un disagio antico che cambia forma con la società

Il disagio adolescenziale ha radici lontane nel tempo. Genitori e nonni hanno attraversato le loro versioni di fuga dal malessere, dal vino bevuto di nascosto alle sigarette fumate dietro la scuola, fino alle sostanze più pesanti che hanno segnato interi decenni. Cambiano gli strumenti, cambia la velocità con cui una tendenza si diffonde grazie ai social media, come già raccontato a proposito dello svapo tra i più giovani, ma il bisogno di fondo resta lo stesso: sentirsi meno soli, meno inadeguati, meno schiacciati dalle aspettative. Una confezione comprata in un negozio di casalinghi, senza domande e senza limiti d’età, è solo l’ultima versione di un problema che la società fatica a riconoscere finché non arriva sugli scaffali sotto mentite spoglie.

Come madre, mi porto a casa una domanda più che una risposta. Spero che mio figlio, se un giorno dovesse sentirsi così in difficoltà da cercare una via di fuga, scelga prima di tutto di parlarne, invece di affidarsi a una bomboletta nera presa nel bazar dietro casa.

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