Ad agosto è arrivata la notizia che circolava da settimane nei forum specializzati: Alibaba ha presentato Qwen3.8-Max, il sistema più potente mai realizzato dal colosso cinese, con l’ambizione dichiarata di competere alla pari con Claude e GPT. Io uso Claude ogni giorno, per lavoro e per scrivere questo stesso blog, quindi la domanda mi tocca da vicino: vale la pena cambiare?
Cosa cambia con Qwen3.8-Max, il nuovo modello di Alibaba
Qwen3.8-Max conta 2.400 miliardi di parametri, una cifra che lo colloca vicino a Kimi K3 di Moonshot AI (2.800 miliardi) e ben oltre la maggior parte dei concorrenti occidentali, che di solito non rendono pubblico questo dato. Secondo Alibaba, l’IA riesce a programmare per ore senza bisogno di supervisione: in una prova interna avrebbe passato sedici giorni a sviluppare e perfezionare da sola uno strumento di coding, un’autonomia che ricorda da vicino i temi affrontati in SaaS, AI e Vibe coding. Sui benchmark diffusi dall’azienda, i punteggi sono notevoli: 92,6 su GPQA Diamond, 86,6 su Terminal-Bench 2.1, 93 su PaperBench e 86,1 su OSWorld-Verified. Numeri da primato, con una premessa importante: arrivano tutti da Alibaba stessa, senza una verifica indipendente.
Il vero terreno di scontro: il prezzo
Qui sta il punto che interessa davvero chi valuta un passaggio ad altro fornitore. Qwen3.8-Max costa circa 2 dollari per milione di token in ingresso e 6 per quelli in uscita, con tariffe ridotte per il contenuto già elaborato in precedenza. Claude, nella sua versione di punta, si aggira invece sui 10 dollari per l’ingresso e 50 per l’uscita: una differenza che arriva a un ottavo del costo sul versante più pesante, quello della generazione. Su carta, un divario del genere non è trascurabile per chi usa l’intelligenza artificiale in modo intensivo, magari per grandi volumi di contenuti o codice.
Il rovescio della medaglia: quando il modello inventa
C’è però un dato che ridimensiona l’entusiasmo. Secondo la valutazione indipendente AA-Omniscience, citata da Tom’s Hardware, il tasso di risposte inventate da Qwen3.8-Max è salito dal 23 al 40 per cento rispetto alla versione precedente: quasi il doppio. In pratica, l’assistente preferisce azzardare una risposta piuttosto che ammettere di non sapere, un comportamento che pesa parecchio quando si delega un compito senza controllarne ogni singolo passaggio. Sull’Artificial Analysis Intelligence Index, l’indicatore che mette a confronto i vari concorrenti, Qwen3.8-Max otterrebbe comunque un punteggio in linea con Claude Opus, con una differenza sostanziale: i risultati di Anthropic sono stati validati da revisori esterni, mentre quelli di Alibaba restano, per ora, affermazioni di parte.
Perché io, per adesso, non cambio assistente
Ho passato mesi a spiegare a Claude come scrivo: le virgole al posto dei trattini lunghi, le parole da evitare, il tono ironico e mai sopra le righe che voglio per questo blog. La lista di regole che sto seguendo proprio in questo momento, mentre scrivo questo pezzo, è il risultato di quel lavoro. Ricominciare daccapo con un altro assistente significherebbe ricaricare ogni istruzione, testare da capo gli output, correggere per settimane finché il tono non torna quello giusto. Non si tratta di un ostacolo insormontabile: resta comunque un’impresa da non affrontare a cuor leggero solo perché qualcuno promette benchmark migliori.
Mi tenterebbe solo una combinazione precisa: risultati realmente paragonabili, verificati da terzi e non solo dichiarati, insieme a un risparmio concreto e duraturo. Finché uno dei due elementi manca, il passaggio non conviene. E c’è un fattore che spesso si sottovaluta: anche l’intelligenza artificiale genera abitudini, proprio come un gestionale o una casella email a cui ci si affeziona per pigrizia più che per convinzione. Ne ho scritto anche parlando dei problemi che si incontrano nell’uso quotidiano dell’AI: la curva di apprendimento e il tempo investito pesano quanto le capacità pure del modello.
Il contesto più ampio: una sfida tra Cina e Stati Uniti
Il lancio di Qwen3.8-Max si inserisce nella competizione tecnologica tra Pechino e Washington, oltre a rappresentare una mossa commerciale: la stessa dinamica che ho già raccontato parlando dei marketplace cinesi finiti sotto esame. Gli Stati Uniti mantengono controlli severi sull’esportazione di chip avanzati e il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha promesso tolleranza zero nel verificare se i sistemi cinesi abbiano ottenuto capacità tramite l’uso illecito di tecnologie americane. In questo scenario, ogni rilascio recente da Alibaba, Moonshot o altri attori asiatici va letto anche come dichiarazione geopolitica, oltre che come prodotto.
Per ora resto con Claude, ma terrò d’occhio le prossime valutazioni indipendenti su Qwen3.8-Max. Se la promessa di risultati paragonabili a un costo così ridotto dovesse reggere al vaglio di chi non ha interesse a gonfiare i numeri, allora la domanda tornerà legittima. Fino ad allora, la fedeltà costruita in mesi di lavoro vale più di un annuncio.
Risorse correlate
- Alibaba lancia il suo nuovo modello AI top: sfida lanciata a Claude e GPT (HDblog.it)
- Alibaba presenta Qwen3.8-Max, il nuovo modello AI con cui la Cina sfida OpenAI e Anthropic (Forbes Italia)
- Qwen3.8 Max raggiunge Claude Opus nei test, ma inventa risposte quasi il doppio (Tom’s Hardware)
- Qwen 3.8 vs Claude Fable 5: Now 8x Cheaper on Output (OrcaRouter)

