A casa nostra la PS5 è arrivata tardissimo, tra prezzo esorbitante e scorte introvabili, mentre mio figlio e il mio compagno controllavano i siti ogni sera sperando in una disponibilità che sembrava non arrivare mai. Nella casa al mare, intanto, la vecchia PS4 continua a funzionare benissimo e nessuno sente il bisogno di sostituirla. Per questo, leggere che il CEO di Sony Hiroki Totoki non ha alcuna fretta di lanciare PlayStation 6 non mi ha sorpreso più di tanto: è coerente con un modo di ragionare che l’azienda porta avanti da anni, e che vale la pena analizzare da vicino.
Cosa ha detto Totoki sulla data di uscita di PlayStation 6
In un’intervista al Wall Street Journal, Totoki ha confermato che la nuova console non ha ancora una finestra di lancio definita, né interna né pubblica. Non si tratta di un rinvio ufficiale, quanto piuttosto dell’assenza di qualsiasi pressione a comunicare tempistiche premature. Tra le cause citate ci sono il costo elevato dei componenti e la scarsa disponibilità di memorie, un problema che sta condizionando l’intero settore hardware, console comprese.
Perché anche le console di oggi sono diventate così care
Il tema dei chip di memoria non riguarda solo il futuro. Dal 2 aprile 2026 Sony ha alzato i listini della gamma PS5 attualmente in commercio: la versione con lettore ottico è passata da 549,99 a 649,99 euro, la Digital Edition da 499,99 a 599,99 euro e la PS5 Pro ha toccato quota 899,99 euro. Anche PlayStation Portal è salita a 249,99 euro. Sony ha parlato genericamente di “pressioni dello scenario economico mondiale”, ma dietro c’è soprattutto la corsa alle memorie RAM innescata dalla domanda dei grandi colossi dell’intelligenza artificiale, che ha fatto lievitare i costi di produzione lungo tutta la filiera.
La lunga attesa per una PS5, raccontata da chi l’ha vissuta
Torno all’esperienza di famiglia perché racconta bene la dinamica che lo studio Totoki descrive dal punto di vista industriale. Trovare una PS5 al prezzo di listino, senza pagare un sovrapprezzo assurdo su qualche marketplace, è stato per mesi un’impresa. Eppure quella difficoltà non ha scoraggiato nessuno in casa: anzi, l’attesa ha reso il momento dell’acquisto ancora più desiderato. Nel frattempo la PS4 rimasta al mare, ormai di generazione precedente, resta perfettamente godibile: nessuno la percepisce come un oggetto superato da buttare, semplicemente convive con la console più recente a seconda di dove ci si trova.
Il vero business di Sony ormai è nei contenuti, non nell’hardware
Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’intervista riguarda proprio le priorità del gruppo giapponese. Più di due terzi del fatturato Sony arriva oggi da film, serie tv, musica e videogiochi, non dalla vendita di console. L’hardware, ha lasciato intendere Totoki, è diventato uno strumento al servizio dell’ecosistema di intrattenimento e non più il fine ultimo dell’azienda. Non a caso il management guarda con interesse all’integrazione tra anime e videogiochi, provando a replicare il successo di operazioni transmediali come quella di Spider-Man o The Last of Us.
Hype, scarsità e il confronto con la logica Apple
Qui arrivo alla parte più personale della riflessione. Hype e scarsità fanno sì che ogni lancio Sony diventi un evento atteso a lungo, ma allo stesso tempo permettono ai prodotti già in commercio di restare rilevanti per anni, senza dare la sensazione di essere superati nel giro di dodici mesi. È una scelta che trovo vincente, soprattutto se paragonata alla logica opposta adottata dal colosso della mela di Cupertino, che ho già raccontato parlando dell’aumento dei prezzi Apple: lì il ciclo di sostituzione è pensato per essere continuo, quasi ricorsivo, con dispositivi che diventano obsolescenti per design ben prima di smettere realmente di funzionare. Non fa eccezione Google, che con la gamma Pixel rinnova lo smartphone quasi ogni anno, lasciando chi possiede i modelli precedenti sempre un passo indietro, nonostante di recente garantisca fino a sette anni di aggiornamenti software. Una dinamica che, con sfumature diverse, accomuna praticamente tutti i grandi attori del settore tecnologico. Sony, con tutti i suoi limiti su prezzi e scorte, sembra invece puntare su cicli più lunghi, in cui un pezzo di hardware può convivere con il suo successore per anni, esattamente come succede tra la PS4 del mare e la PS5 di casa.

